Dai primi esiti dell'autopsia sul corpo di Mercedes Ibanez, 70 anni, uccisa lo scorso 30 agosto nella villetta di Palagonia, nel catanese, insieme al marito, sono emersi elementi che porterebbero a ipotizzare che la donna sia stata violentata. "Sono soltanto indizi - si apprende da fonti investigative - che non danno certezze, certezze che arriveranno da analisi successive. Entro 60 giorni sarà depositata l'autopsia completa. Sul corpo di Mercedes sono state trovate ecchimosi e segni di una colluttazione, in particolare in una parte del corpo, che fanno ipotizzare che l'anziana abbia subito violenza sessuale". Ipotesi che potrà essere confermata solo dopo i prelievi istologici sugli organi della donna. Se questa ricostruzione sarà confermata, si rafforza anche la tesi che la vittima nel tentativo di reagire all'aggressione, sia stata gettata giù dal balcone e non che sia caduta per scappare dall'aggressore. Ipotesi ancora tutte da verificare. "Forse più di un assassino" Un cacciavite e una grossa tenaglia o una pinza potrebbero essere le armi utilizzate per uccidere. Secondo ambienti investigativi, l'esame medico legale porta a ipotizzare che sulla scena del delitto ci fosse più di una persona. Per il delitto al momento è stato fermato solo un ivoriano di 18 anni, che era ospite del Cara di Mineo. Gli slip insanguinati La polizia scientifica indaga su di un paio di slip insanguinati trovati nel giardino della villetta. Potrebbero essere del cittadino ivoriano fermato, il quale li avrebbe tolti, secondo un'ipotesi, per evitare di essere sospettato. Gli investigatori stanno controllando i tabulati del suo cellulare personale dal quale avrebbe fatto almeno due chiamate. Interrogato dalla polizia, l'ivoriano, non ha fatto alcuna ammissione. Agli investigatori della Squadra mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone ha fornito la sua spiegazione: "Il borsone l'ho trovato per strada, che male c'è?", e dopo avere fornito questa sua spiegazione ha chiesto "perché mi state trattenendo, visto che ho chiarito tutto?". "Tra l'altro sono uscito alle 6 - ha aggiunto - e sono rientrato adesso non avrei avuto il tempo di andare e tornare da Palagonia". Ma la registrazione dell'uscita non esiste e il poliziotto di turno nega di averlo visto passare dall'ingresso principale. Potrebbe avere saltato la recinzione o essere passato da uno dei buchi. Nel borsone con cui Mamadou Kamara, stava rientrando al Cara di Mineo, c'erano anche un paio di pantaloni neri macchiati di sangue e una cintura bianca, con una grossa fibbia. Gli stessi che indossa, puliti, in una foto contenuta sul suo cellulare personale. Al momento in cui è stato bloccato, invece, indossava una magliettina grigia di un'impresa di Palagonia con la quale Vincenzo Solano collaborava, i pantaloni, di diverse misure più grandi, e le pantofole dell'uomo. Vestiti poi riconosciuti dalla figlia della vittima. Secondo la tesi dell'accusa, l'ivoriano dopo il duplice omicidio si sarebbe cambiato gli abiti per non destare sospetti una volta rientrato al Cara. L'udienza di convalida Intanto è stata fissata per domani mattina l'udienza di convalida, davanti al Gip, del fermo eseguito due giorni fa dalla polizia. Al giudice per l'udienza preliminare, il procuratore capo Vincenzo Verzera chiede la contemporanea emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La camera ardente e i funerali Sarà allestita oggi dalle 18 alle 22 e domani dalle 8 alle 16 nella Sala Azzurra del Municipio di Palagonia, la camera ardente per i coniugi Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez. La procura di Caltagirone ha firmato il nulla osta per la restituzione delle salme ai familiari. I funerali, si terranno, domani alle 17 nella chiesa San Giuseppe: la funzione religiosa sarà celebrata da monsignor Calogero Peri, vescovo di Caltagirone. Lo sfogo della figlia "Abbiamo accettato l'invito dell'amministrazione comunale, anche perché non avevamo dove portarli: la nostra casa è ancora sotto sequestro come scena del delitto", spiega Rosita Solano. La famiglia sta dando mandato a un avvocato per rappresentarla come parte civile nell'eventuale processo e nelle prime fasi dell'inchiesta. La donna, dopo le polemiche di ieri sulla vicenda, è andata all'attacco: "La morte dei miei genitori evidentemente non merita neppure un tweet da parte del premier Renzi e del ministro Alfano". "Voglio giustizia - ribadisce - e non polemiche politiche: Renzi venga a parlami, a metterci la faccia, prima del funerale, non vogliano defilè in chiesa. Quando è stato nominato premier - aggiunge - ho pensato che l'Italia finalmente si sarebbe fatta valere anche in Europa, invece...". Sull'ipotesi delle violenza sessuale la ragazza ha dichiarato: "Io non ne so niente, quando avrò la certezza ufficiale ne riparleremo, attendo risposte certe prima. Lasciateci due giorni per la nostra famiglia".
Coppia trucidata, non esclusa violenza sessuale sulla donna
Dopo l'autopsia sui coniugi uccisi a Palagonia emergono nuovi elementi: forse più di un assassino. La figlia: "I miei genitori non meritano neanche un tweet di Renzi" LEGGI ANCHE Lo sfogo: "Colpa dello Stato"
