Elezioni a Roma nel 2017 insieme a quelle politiche, un anno prima delle due scadenze naturali per Campidoglio e palazzo Chigi. È l’idea che Matteo Renzi ha iniziato a coltivare da qualche mese e che adesso, con la nomina di Franco Gabrielli a «tutore» di Marino, sta prendendo forma. Il Prefetto avrà di fatto il compito di sorvegliare che durante il Giubileo nella capitale tutto fili per il verso giusto ma una volta chiuso l’Anno Santo, a dicembre dell’anno prossimo, non ci sarà alcun ostacolo al progetto di andare al voto nel maggio successivo, facendo dimettere Ignazio Marino, ormai un sindaco svuotato di poteri. E Gabrielli sarebbe pronto per prendere il suo posto, diventando il candidato del partito Democratico dopo essersi fatto le ossa nella macchina amministrativa del Campidoglio per oltre un anno. Un disegno preciso che però ha come unica incognita la volontà del Prefetto di fare veramente il sindaco, visto che la sua ambizione sarebbe quella di diventare capo della polizia. Ma lì entrerà in gioco la capacità del premier di convincerlo ad accettare quella candidatura. Sempre che nel frattempo nel partito Democratico non esca fuori un nome «forte» capace di vincere la sfida per Roma. Nome che attualmente ancora non c’è. Ma nel disegno di Renzi c’è anche la possibilità di abbinare le due consultazioni, amministrative e politiche, in modo da «trascinare» con il voto nazionale anche quello locale a favore del Pd. E i segnali che la legislatura possa terminare un anno prima della scadenza del 2018 ci sono tutti. «L’annuncio di voler togliere Imu e Tasi dal 2016 è un chiaro segnale che stiamo entrando in una fase pre-elettorale – ragiona Barbara Saltamartini, esponente romana della Lega Nord – così come l’idea del tour nei cento teatri in tutta Italia. Sarà il prologo alla campagna per il voto». Nel 2017, inoltre, si potrebbe tranquillamente andare a alle urne con il nuovo sistema elettorale. A luglio del prossimo anno ci sarà infatti il referendum confermativo e a quel punto, superata l’ultima prova, l’Italicum diventerebbe legge. Ma c’è un altro motivo per cui Renzi ha fretta di votare a primavera del 2017. A novembre dello stesso anno è fissato infatti il congresso del Pd e la minoranza dei Democratici ha quella data come obiettivo finale della lunga battaglia di logoramento all’interno del partito. L’ambizione è quella di modificare lo Statuto dei Dem e di separare la figura di segretario da quella di candidato premier. Renzi, invece, vuole andare a votare da leader del Pd per poter fare lui la lista dei deputati – ed eventualmente quella dei senatori se resterà una carica elettiva – in modo da controllare così il partito in Parlamento. E alle elezioni per Roma nel 2017 sta iniziando a prepararsi anche il centrodestra. Alfio Marchini è il candidato attorno al quale stanno lavorando Forza Italia e Ncd ma l’obiettivo è di presentarlo in una lista civica sostenuta dagli altri partiti. Tra i quali potrebbe anche non esserci la Lega. «Io Marchini non lo conosco così bene per dare un giudizio sulla sua persona, ma comunque a noi interessano prima i contenuti» avrebbe commentato il segretario del Carroccio con chi ha avuto modo di sentirlo nelle ultime 24 ore.
Renzi: Roma e governo al voto nel 2017
Il piano: Marino fino al Giubileo. Se Gabrielli farà bene sarà il candidato Pd. La corsa a palazzo Chigi prima del congresso del partito democratico
