Attualità

Immigrazione, l'appello dell'arcivescovo di Torino: "Ogni parrocchia accolga cinque profughi"

Monsignor Nosiglia si rivolge anche alle famiglie invitandole a ospitare un rifugiato

In molti hanno criticato Papa Francesco per le sue prese di posizione sui migranti. Per il suo continuo richiamo all'accoglienza. "Ma perché non li accoglie a casa sua?" era la replica di chi da sempre sostiene che l'Italia non può permettersi di ricevere altri profughi. Una risposta, parziale, arriva da Torino dove oggi l'arcivescovo Cesare Nosiglia ha rivolto un appello alla città chiedendo alle famiglie di accogliere un rifugiato in casa, mentre parrocchie, case di risposo e istituti religiosi dovrebbero accoglierne cinque. "In questo periodo estivo - spiega Nosiglia in una lettera a religiosi e fedeli torinesi - è emersa in tutta la sua gravità la problematica dell'accoglienza dei rifugiati che giungono numerosi nella nostra patria come in altre nazioni europee per fuggire da situazioni tragiche di guerre, violenze e povertà estreme. Ne sono derivate polemiche e contrapposizioni aspre. Tutti ci accorgiamo che un clima di tensione incentivato anche dai media non giova ad affrontare con equilibrio e generosità questa emergenza, che invece esige un supplemento di impegno da parte di ogni componente sociale, rifuggendo da cinici populismi o ingenui buonismi".  "Pur consapevole dell'impegno che comporta la proposta - prosegue - chiedo ad ogni Unità Pastorale della nostra Diocesi di provare a definire un concreto programma di accoglienza straordinaria e di accompagnamento per alcuni fratelli e sorelle vittime della migrazione forzata. Chiedo in particolare ai moderatori e referenti territoriali della Caritas, San Vincenzo e altre realtà che operano nel sociale di promuovere in ogni Unità Pastorale uno o più luoghi di accoglienza temporanea capaci di ospitare 5 persone ciascuno, cercando la disponibilità presso le parrocchie, gli istituti religiosi, le case di risposo, altre strutture ecclesiali presenti sul territorio". "Non si tratta di un'accoglienza solo notturna, come per quella offerta ai senza dimora da alcune parrocchie - sottolinea l'arcivescovo -, ma di ospitalità completa per alcuni mesi, in base alle necessità e alle indicazioni che le Istituzioni pubbliche potranno fornirci. La capillarità di tale operazione, unita all'invito affinché anche alcune famiglie siano disponibili ad accogliere un rifugiato in casa, può produrre un frutto molto positivo: oltre all'estensione del numero di persone che ne usufruiscono, avvia un'azione di responsabilità da parte delle comunità cristiane e civili e di ogni cittadino, che rifiutano quella cultura dello scarto, di cui tanto ci ha parlato Papa Francesco".

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.