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«Ma ’sta mucca da mungere che è?»

Il surreale verbale di Coratti, ex presidente dell’assemblea capitolina (Pd) Tredicine (Pdl): «Buzzi un millantatore». Caprari: «Era sempre in Comune»

«Ma che è sta mucca che deve mangiare?». «Mai preso soldi da Buzzi». «Mai votato da quando sono indagato». «Figurelli era autonomo». «Mai fatte pressioni per Fiscon». «Mai chiesto fondi per l’Associazione Rigenera». L’ex presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti respinge ogni accusa: «Sono distante anni luce dalle contestazioni», sottolinea l’indagato. È il 5 giugno scorso quando l’uomo del Pd che ha ottenuto più voti nell’ultima tornata elettorale siede davanti agli inquirenti. È il giorno del suo interrogatorio. L’indagato ascolta il giudice mentre elenca le accuse. Parole che spiegano come il politico avrebbe agevolato i membri di un’associazione a delinquere di stampo mafioso in cambio di assunzioni e denaro(per sè e per l’Associazione Rigenera). Mirko Coratti respinge ogni accusa. Cominciando dal suo rapporto con Salvatore Buzzi. «Mai preso soldi da Buzzi...se l’ho incontrato, l’ho incontrato insieme ad altri soggetti perché lui rappresentava nel mondo della cooperazione...era un esponente diciamo importante della lega della cooperative...».     «NON ERO SIMPATICO A BUZZI» «Io a Buzzi non gli stavo simpatico per niente...le cose che dice Buzzi sono tutte millanterie», continua il ribattezzato «Balotelli», colui che secondo il patron della 29 Giugno non faceva gioco di squadra. Gli inquirenti naturalmente chiedono conto del suo rapporto con Figurelli ma lui risponde: «I miei rapporti con Figurelli erano rapporti com’erano con gli altri 12 dipendenti all’interno della mia segreteria ...Figurelli è una persona autonoma da me». Insomma la versioni di Coratti è semplice: «Non so perché sono stato messo in mezzo». Nessuna pressione su Ama, nessuna su Fiscon, neanche un sollecito al quinto Dipartimento per favorire assunzioni. Non un solo euro preso dal sodalizio, neanche quella promessa di 150 mila euro. Nessun legame tra le 10mila euro versate da Buzzi all’Associazione Rigenera, vicina a Coratti, e l’assunzione della figlia di un amico nella 29 Giugno: «Una coincidenza». Effettivamente il politico ammette di aver sollecitato l’assunzione della ragazza: «Non dovrebbe capitare ma capita, soprattutto in questo momento complicato, la disperazione delle persone è tanta. Io purtroppo ho un limite. È quello di ascoltà tanto la gente e de incontrà tantissime persone... - spiega Coratti - affermando che i curriculum delle persone segnalate per un'assunzione vengono messi nella sua scrivania anche grazie alle sue indicazioni che sarebbero necessarie per «fare una buona azione». Mai però, secondo l’indagato, lui avrebbe suggerito a Buzzi di assumere la ragazza: «Casualmente è finita nella cooperativa 29 Giugno ed è stata assunta». Coincidenze. Coratti non sa nulla: «Che è sta mucca che deve mangiare?». «Buzzi chiaramente millanta». Lo ripete più volte nelle 32 pagine di interrogatorio il consigliere comunale Pdl Giordano Tredicine, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Il politico, infatti, il 12 giugno scorso al gip ripete più volte che il ras delle coop sul suo conto ha detto «una serie di cose» false. È un fiume in piena Tredicine, respinge nel dettaglio qualsiasi accusa gli viene contestata, spiegando che con Buzzi ha soltanto avuto rapporti istituzionali e che non ha mani preso soldi dal fondatore della cooperativa 29 Giugno. Il gip: «Da Buzzi lei ha mai preso soldi?». Tredicine: «Assolutamente no».     TREDICINE: «BUZZI MILLANTATORE» «Buzzi millanta chiaramente nei miei confronti...che ci siamo sposati, che sono serio, che vengo dalla strada, che ho molti vizi e che non sono chiacchierato e che sto sul pezzo - spiega al gip Tredicine - si è vero sto sul pezzo, sono un consigliere comunale che fa l’attività politica dalla mattina alla sera, la faccio cercando e di derimere tutti i problemi dei cittadini....che sono poco chiacchierato probabilemnte è vero, perché sono una persona molto riservata, una persona diciamo che non ha proprio il dono di chiacchierare o di fare chiacchiericcio...sono una persona che vengo dalla strada sì, ammetto che è così, perché è spiacevole dirlo, in questa vicenda dove viene implicata la mia famiglia che fa un lavoro onesto da quarant’anni all’interno della città di Roma, un lavoro che reputo umile, che si fa con tanti sacrifici, quello dell’ambulantato, è un lavoro che io ho fatto da piccolo, ho iniziato a farlo aiutando i miei genitori...non ho alcun legame con il signor Buzzi, come ripeto, ho rapporti di carattere istituzionali...con Buzzi non c’è questo legame diretto, mai con sms, nè con telefonate». Poi l’indagato parla della sua vita personale, dei suoi beni e dello stile di vita. «Faccio una vita normalissima, sono una persona che vive del suo stipendio che è quello di consigliere comunale, ho una famiglia alle spalle che quando ho bisogno mi aiuta, vivo in una casa di proprietà dei miei genitori, sono proprietario di una Smart, chiaramente acquistata con leasing, sono proprietario di un conto corrente bancario che è dove ricevo mensilmente lo stipendio, non ho altri conti all’estero, non ho nessun tipo di conto in nessun altro luogo fuori dall’Italia, non sono proprietario di beni patrimoniali, non sono proprietario di cassette di sicurezza nè in Italia nè all’estero, quindi non so a cosa diciamo ci possa essere questo tipo di illusioni al fatto che io posso avere dei vizi». Poi Giordano Tredicine risponde a una domanda del suo difensore, l’avvocato Gianluca Tognozzi, riguardo alla conoscenza di Massimo Carminati. «Io non ho mai avuto rapporti con Carminati, francamente non conosco neanche la persona e fino all’indagine reale di Mafia Capitale, quella del 2 dicembre, io non sapevo neanche chi fosse e perché fosse soprannominato "il cecato" l’ho appreso dai quotidiani».     «MAI REGALI DA BUZZI» Tredicine nega di aver mai ricevuto soldi o regali dal ras delle cooperative in maniera decisa. «Il sognor Buzzi nei confronti del sottoscritto non si è mai posto nella misura di poter fare capire o far comprendere che potessi ricevere qualche regalo, non ho mai ricevuto nessun finanziamento da Buzzi, neanche elettorale, non sono mai stato a cena con Buzzi e non ho diciamo rapporti, chiaramente di fuori da quelli istituzionali, quindi....».     BUZZI SEMPRE IN AULA GIULIO CESARE A riferire le frequentazioni di Salvatore Buzzi nell’aula consiliare del Comune di Roma è stato l’indagato Massimo Caprari, eletto nella coalizione di maggioranza con il Centro democratico. Il politico, accusato di aver fatto assumere una persona nella coop di Buzzi, davanti al giudice, spiega che «io Buzzi non l’ho incontrato, praticamente avviene così: io so...sapevo chi era questo Buzzi perché veniva in aula consiliare, ma io non avevo rapporti. Vedevo che aveva rapporti con i colleghi, che parlava...». Il giudice: «Ma che veniva a fare Buzzi in aula consiliare?». Caprari: «Non lo so, Buzzi sapevo...». Gip: «Mi può dire i nomi dei colleghi?». C: «Sì, Luca Giansanti. Ha un rapporto, credo, anche lavorativo». Caprari fa anche un altro nome. «Le persone con cui ho visto che più si frequentava Buzzi era, sì, con Figurelli...andavano a prendere il caffè...».

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