Attualità

Immigrazione, nozze combinate per avere il permesso di soggiorno

Tre o quattromila euro a italiani indigenti per sposarsi in Nord Africa. Indaga l'Antiterrorismo

La stazione Termini, le case occupate e le mense sociali per poveri e senzatetto. Questi i luoghi in cui vengono stretti i patti. Si tratta di accordi, matrimoni combinati all'ombra di San Pietro. Per lo più senza tetto, ultimi e invisibili pronti, in cambio di soldi, a prendere in sposa o in sposo un clandestino disposto a tutto pur di avere un posto in Europa. C'è chi pagherebbe migliaia di euro per un permesso di soggiorno. Per la maggior parte dei casi l’Italia rappresenta solo una via di accesso ad altri Paesi europei. Una volta si parlava di scambio di favori con una colf, spesso proveniente dall'Est, disposta a tutto per un marito occidentale. Oggi le spose di comodo sono spesso italiane, pronte a spingersi in Nord Africa per sposare un clandestino diretto in Europa in cambio di un compenso. L'affare costa poco più di 9 mila euro, ma c'è chi va oltre. Alza la posta e porta a casa una cifra più che raddoppiata. Al centro un'interesse: il rilascio del permesso di soggiorno. E' quanto emerge da un'indagine dell'Antiterrorismo svolta a Roma per scongiurare il rischio di infiltrazioni terroristiche attraverso il sistema delle nozze di comodo. La Sezione Antiterrorismo della Digos ha accertato che recentemente, due giorni dopo l’attentato al Cairo dello scorso 11 luglio, all’organizzazione clandestina sarebbero arrivate due richieste urgenti con offerte di pagamento raddoppiate, in particolare quelle di un siriano, che ha concluso la trattativa mentre era in attesa nel deserto. In generale, le tariffe pagate dagli stessi immigrati alla rete clandestina che combina i matrimoni sono di alcune migliaia di euro. Alla futura sposa italiana viene fornito un biglietto aereo per l’Egitto, dove vengono celebrate le nozze, spesso prima con rito religioso copto o cattolico, poi avviene la registrazione del matrimonio nel Paese di origine e in Italia. Nell’arco di un paio di settimane l’uomo o la donna italiana appena sposata viene liquidata del suo compenso e può tornare a casa. Dopo la registrazione dell’atto anche in Italia, a distanza di qualche mese, arriva la richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari e, con una prospettiva temporale molto più lunga, la richiesta di cittadinanza.

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