«In queste ore in Sicilia gli italiani stanno dando prova di ulteriore grande umanità con i migranti. Ma che fa il governo per tutelare il Paese da un accordo del tutto insufficiente per i numeri da esodo che ci troviamo ad affrontare?». Salvo Pogliese, europarlamentare siciliano di Forza Italia e membro della commissione Libe, davanti allo sforzo di solidarietà dell’Italia chiede che il governo sbatta i pugni al Consiglio europeo per riscrivere le regole delle sull’immigrazione. «L’Italia spende un miliardo di euro l’anno per l’accoglienza, e riceve dall’Ue meno di cento milioni di euro l’anno». Non solo: «Lo stesso meccanismo "solidaristico" pattuito con l’Ue, numeri alla mano, ci si ritorce contro». Pogliese, di che numeri parla? «Nel 2014 i richiedenti asilo in Europa sono stati 650mila. C’è stato un incremento del 40% rispetto al 2013. Cinque stati membri hanno assorbito il 70% delle domande, fra cui l’Italia. Per ciò che riguarda il tema dei rimpatri, nel 2013 su 425mila richieste ne sono stati effettuati 176mila, meno del 40%: il resto dei migranti si è trovato con un foglio di rimpatrio e bivacca per l’Europa». Che cos’ha questo piano europeo che non funziona? «I numeri dei migranti che verranno ripartiti sono assolutamente ridicoli: 32mila persone rappresentano una goccia nell’oceano. Certo, è comunque un segnale rispetto al silenzio del passato, ma ovviamente stiamo parlando di un segnale timido. L’egoismo di alcuni Stati ha prevalso». L’articolo 80 sull’equa collaborazione è un palliativo? «Sì. Va cambiata completamente l’impalcatura. Modificare prima il trattato di Dublino 3, un’anomalia che attribuisce agli Stati di primo approdo il compito di ospitare e analizzare le domande dei richiedenti asilo. E favorire i respingimenti di coloro i quali non hanno i requisiti per ottenere l’asilo». L’Italia rappresenta l’ingresso per molti di questi. «È indicativo verificare ciò che accade in Italia, con tempi di attesa dove i richiedenti vengono ospitati per una media di tredici mesi a cui bisogna aggiungere i tempi necessari per i ricorsi, perché puntualmente ogni volta rifiutata una domanda questi vengono fatti. La media è di circa di due anni: cioè ci sono migliaia e migliaia di richiedenti asilo, che non hanno i requisiti e stanno decine di mesi in Italia a spese dello Stato». Dai Cara danno la colpa alla burocrazia. «È un problema tutto italiano. Occorre accelerare i tempi per l’espletamento delle domande. Sono state effettivamente raddoppiate le commissioni territoriali ma sono insufficienti. C’è un dato che dimostra, poi, come la crisi sia peggiorata solo in Italia». Quale? «Il ministero degli Interni spiega come dal 1° gennaio al 17 luglio 2015 ci sia stato, rispetto all’anno precedente, un incremento dell’8% degli sbarchi - da 76.634 a 82.932 - ma coloro i quali sono ospitati nelle strutture di prima accoglienza sono aumentati del 40% rispetto all’anno precedente: sono 84.558 a fronte dei 60mila del 2014». I numeri non quadrano. Che cosa è avvenuto? «L’Ue ci ha bacchettato perché la metà di chi sbarcava si volatilizzava. Nel 2014 Eurodac parlando di Italia ha inserito i dati di 78mila migranti, 48mila richiedenti asilo e 30mila ingressi illegali. Mentre gli sbarchi sono stati 135mila. Quindi 57mila si sono "volatilizzati". Perché in realtà i migranti non volevano essere registrati in Italia, proprio per ciò che prevede il Trattato di Dublino. L’Europa davanti a questo ha detto: dovete registrare tutti! Anche per ragioni di sicurezza e di terrorismo. L’Italia si è dovuta adeguare e come "contropartita" è arrivata la ripartizione al ribasso di 32mila migranti. Il risultato è che noi ripartiamo 20mila migranti alle altre nazioni ma in base a questo aumento degli ospiti schedati abbiamo migliaia di migranti in più. Nel 2014 in questo periodo gli ospitati erano 60mila, oggi sono 84.558, 24mila in più». La solidarietà europea, paradossalmente, si è rivelato un boomerang per l’Italia. «Per noi, a questo punto, sarebbe stato meglio che l’Europa non fosse intervenuta. Già l'operazione Mare nostrum è stata devastante: la soluzione, dettata dall’emotività della catastrofe del 2 ottobre 2013, cambiando le regole di ingaggio con la Marina militare che andava a soccorrere anche nelle acque libiche, di fatto ha rappresentato un effetto moltiplicatore degli sbarchi. Parole del già direttore esecutivo di Frontex Fernandez. Perché i mercanti di essere umani, nella certezza di essere soccorsi già in acqua libica, hanno aumentato le partenze. Vuoi o non vuoi con Triton non è cambiato nulla. E sono aumentate, anche qui paradossalmente, anche le tragedie sul mare».
"Vi spiego come l'Europa ci ha fregato"
Pogliese, eurodeputato di FI: "Con l'obbligo di registrare tutti i profughi sono aumentati del 40% gli ospiti dei centri. E l'UE ci dà solo 100 milioni"
