Uno schiaffo alle Penne nere di tutta Italia quello del sacerdote della chiesetta sul San Boldo, a Cison di Valemarino in provincia di Treviso. Sabato al termine della messa in occasione della Festa dell’Assunta, celebrata non dal solito parroco, la tradizionale preghiera non è stata letta poiché quest’ultimo pretendeva che venisse modificata in alcuni suoi versi. Nel particolare nella parte che recita: «Rendi forti le nostre armi contro chiunque minaccia nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana». Gli alpini a quel punto si sono rifiutati e hanno letto la preghiera fuori dalla chiesa alla presenza del sindaco Pin e altri presenti alla cerimonia in chiesa. Uno smacco subito censurato dal sindaco del piccolo comune, Cristina Pin: «Disapprovo in maniera assoluta ed esprimo tutto il mio sostegno agli alpini che, a mio avviso con ragione si sono irritati, anche perché la chiesetta è stata costruita proprio dalle Penne nere». La notizia ha fatto scalpore, fornendo un assist eccezionale alla Lega Nord che subito con il leader Matteo Salvini, già in "attrito" col Vaticano ha attaccato la Diocesi di Vittorio Veneto: «Le Penne nere giustamente hanno protestato. Sono sempre più sconcertato da certi vescovi. W gli Alpini». Segue a ruota la deputata leghista Barbara Saltamartini: «Ma in che Paese viviamo. Vogliono cancellare le nostre tradizioni, la nostra cultura. Ma vi sembra normale una cosa del genere?». Parla di pura idiozia anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. Laconica la replica della Diocesi di Vittorio Veneto: «La preghiera è vietata nelle funzioni liturgiche».
Prete censura la preghiera degli alpini
Nel Trevigiano il sacerdote non gradisce "armi contro chiunque minacci". Le Penne nere escono e leggono integralmente. Salvini: sono sconcertato
