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Aggressioni con acido, pm chiede adottabilità del figlio di Martina Levato

Ore decisive per la sorte del neonato. Il ricorso sarà depositato al Tribunale dei minori. I medici: "Lei provata e in ansia" LEGGI ANCHE Gli amanti diabolici condannati a 14 anni

Ore decisive per capire la sorte che sarà riservata al figlio di Martina Levato, la studentessa universitaria condannata a 14 anni di carcere per le aggressioni con l'acido, assieme al compagno Alexander Boettcher. Dopo il parto, nella notte tra venerdì e sabato alla clinica Mangiagalli e il distacco immediato del piccolo dalla mamma, i giudici del tribunale dei Minori dovranno ora decidere se ridare il bimbo alla madre, affidarlo ai nonni o renderlo adottabile. Un ricorso per l'adottabilità sarà presentato dal pm dei minori Annamaria Fiorillo mentre da parte dei legali e dei familiari dei condannati si chiede il ricorso ad una delle altre due ipotesi. Il ricorso del pm servirà intanto per aprire un fascicolo e arrivare così alla fissazione, a breve, (si parla di metà della prossima settimana) dell'udienza del Tribunale dei Minori per la decisione.   Immediate intanto le proteste dei parenti per la decisione di togliere subito il bambino a Martina Levato senza neanche darle la possibilità di allattarlo né di vederlo. Gli stessi parenti chiedono che resti con la madre, come previsto dalle norme sul regime carcerario per le neomamme, in una struttura protetta, o in alternativa che venga affidato ai nonni. Di "barbarie" hanno parlato i parenti della coppia ritenuta in primo grado responsabile dell'aggressione con l'acido di un ex fidanzato di Martina Levato, Pietro Barbaini. La donna, che era stata ricoverata per il parto alla Mangiagalli su richiesta del pm, Marcello Musso che coordina le indagini, non ha potuto neanche riconoscere ancora il neonato che, dopo il bagnetto e i primi controlli, è stato trasferito all'Icam, la struttura che accoglie le madri detenute con i figli piccoli in attesa che il Tribunale dei minori si pronunci sull'affidamento del bambino. Al parto aveva chiesto di assistere anche il padre, Alexander Boettcher ma i giudici avevano rigettato la richiesta così come era stata respinta anche quella di Martina di andare agli arresti domiciliari per i primi sei mesi di vita del bambino.

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