«Perché aggrediscono? Perché si difendono, reagiscono. Come gli uomini. Prima di essere un cacciatore sono un ambientalista. E devo essere corretto nel dare le opinioni». Sulla passeggiata dei coniugi Rinaudo finita in tragedia a Cefalù, in Sicilia, il presidente provinciale romano Italcaccia Franco Antonelli interviene spiegando i motivi spesso alla base di simili episodi. Il territorio laziale, come noto, si conferma tra le specifiche aree della Penisola dove si contano oltre una decina di migliaia di esemplari. Possibili rischi da tenere sotto controllo, dunque, anche nella nostra regione: Parco di Veio, i dintorni della Capitale e soprattutto la zona di Latina e il reatino, maggiormente sotto i riflettori su questo argomento. «Probabilmente sarà stato un branco di cinghiali con dietro una cucciolata», afferma Antonelli. «Parliamo di famiglie matriarcali, chi comanda il gruppo è un capobranca. Ci sarà stato qualcosa nel comportamento umano che li avrà infastiditi involontariamente, magari il gesto di far allontanare i cani. E loro hanno risposto istintivamente, perché di solito queste bestie reagiscono alle provocazioni così, attaccando. Vado a caccia, solo di cinghiali, dagli anni ’70. A Leonessa, vicino Rieti, è accaduto anche a me una volta - racconta - Mi sono accostato a un cinghiale ferito e ha cercato di colpirmi. Soprattutto i maschi utilizzano le loro difese, i denti che sporgono da sotto. E i rischi per gli uomini sono grossi». Che fare quando si incontra un branco? «Semplicemente va ignorato». Per far fronte al capitolo ripopolamento, poi, non va tralasciato un altro aspetto: quello della «contaminazione» che conduce alla diversità di approccio all’interno dei vari contesti naturali in relazione all’habitat di partenza. «Da quando si è diffusa la moda della caccia al cinghiale – prosegue Antonelli – a molti allevatori è venuto in mente di prendere il nostro cinghiale, quello cosiddetto maremmano - che pesa intorno ai 90 chili e che quando, una volta l’anno, va in calore partorisce massimo quattro cuccioli - e di incrociarlo con cinghiali mitteleuropei, ungheresi e romeni in special modo, che pesano oltre due quintali e mezzo, e mettono al mondo una prole parecchio più numerosa. Il risultato sono esemplari misti: è in buona parte un cambiamento della specie, in tutti i sensi. Si sono arrivati a fare perfino incroci con maiali». Per arginare i danni dei cinghiali, va ricordato, da diversi mesi si sono attivati «coadiutori per il contenimento», cacciatori esperti in grado di controllare la proliferazione che crea anche seri problemi alle aziende agricole. «Sono i selecontrollori: bisogna seguire appositi corsi di formazione, una preparazione capillare, un iter circostanziato per arrivare a una sorta di diploma. Si stabilisce un numero preciso di capi da abbattere in base a motivazioni sostanziali. È un po’ il futuro della caccia. a mio avviso. e un modo pure per vigilare all’interno di aree naturali».
«Si difendono come gli uomini specie se stanno con i cuccioli»
Si difendono, reagiscono come gli uomini
