Alla fine quando la tensione del momento scema, c’è anche chi piange. Difficile non far trasparire il dolore, tenersi tutto dentro, andare avanti come se niente fosse. Andare avanti come hanno fatto negli ultimi 24 mesi. Per questo, partendo da diverse città d’Italia, hanno deciso di venire a Roma. Per questo hanno convocato una conferenza stampa alla Camera dei deputati. Sono le mamme e i papà che hanno adottato bambini nella Repubblica Democratica del Congo. Da due anni però, da quando il Paese africano ha deciso il blocco delle adozioni, non possono abbracciare i loro figli. In realtà sono solo una piccola parte, 22 coppie su oltre 130. Gli altri hanno deciso di dissociarsi da questa iniziativa. I presenti lo sanno, ma «pur rispettando la scelta di coloro che qui non compaiono», hanno deciso di andare avanti. E di denunciare pubblicamente il «trattamento» ricevuto dal governo italiano in questi mesi. «Abbiamo scritto molto spesso al nostro governo - raccontano - e, nello specifico, al nostro presidente del Consiglio e alla presidente della Commissione Adozioni Internazionali per essere ricevuti, ascoltati e sincerati delle trattative in corso, ma anche e soprattutto per riuscire a capire la ragione per la quale i nostri figli sono ancora in orfanotrofio, privati dell’amore delle loro famiglie». L’esito di tanto pressing? Poco o nulla. «Il 28 luglio - proseguono - abbiamo ricevuto una e-mail attraverso la quale ci è stato chiesto per l’ennesima volta di essere pazienti e avere fiducia nelle istituzioni. Ci hanno ribadito che ogni azione di tipo mediatico, come questa, potrebbe fare saltare le diplomazie in atto». È a quel punto che hanno deciso di rompere il muro: «Abbiamo bisogno di accoglienza, sostegno, comprensione, risposte, trasparenza, verità e fiducia dal nostro Stato, subito! In 22 mesi, 5 mail ricevute ed un incontro in Cai ci hanno messo di fronte solo alla necessità di pazientare, di rinunciare e saperci fidare». Eppure le domande in sospeso sono tante, a partire dalla più semplice: perché se le procedure sono corrette i bambini sono ancora in Repubblica Democratica del Congo? Nel frattempo, raccontano le famiglie, alcuni bambini sono «deceduti per la malaria, il morbillo ed altre malattie banalissime, purtroppo non curate per tempo». Qualcuno non ha notizie dei propri figli da 8-10 mesi. A Palazzo Chigi tutto tace.
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Alla fine quando la tensione del momento scema, c’è anche chi piange. Difficile non far trasparire il dolore, tenersi tutto dentro, andare avanti come se niente fosse. Andare avanti come hanno fatto...
