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Nuotate e rosari nel parco a due passi da Roma

Grazia Maria Colettig.coletti@iltempo.it Nuotate, rosari nel parco e messa quasi in pigiama in cappella alle sette e mezzo del mattino, alle nove la domenica nella chiesa nuova dove presto...

Nuotate, rosari nel parco e messa quasi in pigiama in cappella alle sette e mezzo del mattino, alle nove la domenica nella chiesa nuova dove presto arriverà il Gesù a mosaico che Padre Rupnik, gesuita sloveno, teologo, mosaicista e docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Liturgico, sta realizzando in America. L’ho fatto e l’ho rifatto anche quest’anno. Il mare dalle suore con mia figlia Francesca ventenne. Torno al lavoro ieri, rinata. «Sei stata in Sardegna?» mi chiedono le colleghe durante la riunione di redazione. «No dalle suore di Maria Consolatrice a Santa Severa come la scorsa estate». «Allora scrivici un pezzo». Ma che bello raccontare i miei giorni felici nella Domus Santa Severa, buen retiro di anziani più o meno blasonati, e gente comune, accanto a nomi noti in cerca di privacy. A luglio dell’anno scorso furono avvistate anche le bionde chiome di lady sanità Mariastella Giorlandino, in fuga da cronisti e in cerca di pace, dopo la breve scomparsa che aveva tenuto con il fiato sospeso amici, familiari e pazienti, terminata con il ritrovamento davanti dalla Madonna del santuario di Pompei. Ci sono i ragazzi disabili di suor Carla, che parte da Milano e guida il pulmino fino a Saluggia per portare i giovani della comunità in vacanza a Santa Severa. Ospiti abituali come i tanti anziani che erano giovani padri e madri di famiglia quando hanno iniziato a fare le vacanze dalle suore di Maria Consolatrice. E poi i sacerdoti. I missionari, anche laici, come Matilde. E le donne, come Pupa, vedova dell’ammiraglio Galeone, e il signor Enzo, quasi 90enne, che hanno sperimentato la forza della sopravvivenza senza più il coniuge, in questo grande convento, immerso in un parco di pini e palme. Il prato a ridosso della sabbia, la Madonnina bianca che sembra fatta di sale, che guarda l’orizzonte dalla spiaggia. E il piatto forte: le suore, che ti strigliano se arrivi a tardi a pranzo e cena. Lavorano tanto e pregano. E ti consolano proprio come promette il nome della Congregazione fondata da don Giuseppe Migliavacca, divenuto cappuccino con il nome di padre Arsenio da Trigolo. L’unico neo è che russo. «L’anno prossimo stanze separate» mi ha detto mia figlia Francesca. E sì, perché dopo aver fatto il mare della suore non le lasci più. E quando vai via stai male. «Mamma, stiamo uscendo dalla "bolla"» mi ha detto venerdì sera, mentre alle 11 varcavano il grande cancello del parco al km. 53.700 di via a Aurelia per tornare a Roma. Neanche 70 chilometri e sei a casa. Che nostalgia. E non sono il sole e il mare incredibile di Santa Severa che ti mancano di più. Anche se sotto gli scogli, davanti alla spiaggetta privata delle suore, lontani dal caos e dal frastuono dei grandi stabilimenti balneari, ma poco distante alle ville dei presidenti Ciampi e Scalfaro, ci trovi persino le stelle marine. «Ma che ce le hanno messe le suore?» aveva esclamato incredula Francesca al primo bagno l’anno scorso.

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