Maria Fresu, con la figlioletta Angela, tre anni appena, era con gli altri passeggeri nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna: stava partendo con due amiche per una breve vacanza sul lago di Garda. La bimba, la più giovane delle vittime venne ritrovata subito, solo il 29 dicembre vennero riconosciuti i resti della madre. Bologna non dimentica la strage del 2 agosto 1980. La bomba, oltre 20 chili di una miscela di tritolo e T4, provocò 85 morti e 200 feriti, segnando i destini di persone provenienti da 50 città diverse, italiane e straniere. Trentacinque anni dopo, Bologna è la città del ricordo. Per quei fatti, dopo anni di vicende giudiziarie segnate da aspre polemiche e da depistaggi, sono stati condannati in via definitiva come esecutori materiali della strage i neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, esponenti dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) e Luigi Ciavardini, all'epoca dei fatti minorenne. Archivata la cosiddetta "pista palestinese", restano ancora ignoti i mandanti della strage. Le cellebrazioni Stamattina alle 8.30 in Comune si è svolto l'incontro con i familiari delle vittime rappresentati da Paolo Bolognesi. Per il governo c'era il sottosegretario Claudio De Vincenti. Mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio: "L’Italia ha il dovere di non dimenticare quella strage e quelle vittime innocenti che fanno ormai parte della memoria nazionale. L’attentato del 2 agosto 1980 fu il culmine sanguinoso di una strategia stragista, mirante a scardinare la democrazia e le conquiste sociali dell’Italia repubblicana. La reazione degli italiani, a partire dalla città di Bologna, fu decisa e compatta, con grande forza e dignità e rappresentò, ancora una volta, l’argine più robusto contro ogni tentativo di destabilizzazione". Secondo il Capo dello Stato, "dopo lunghi anni di indagini difficili, contrassegnate da reticenze e tentativi di depistaggio, la magistratura, sostenuta dall’impegno e la tenacia dell’Associazione dei familiari delle vittime, ha concluso il suo iter processuale, pronunciando una sentenza definitiva. Su quella tragica vicenda permangono però ancora angoli bui, specie per quanto riguarda mandanti ed eventuali complici. L’auspicio è che la verità possa emergere nella sua interezza: la vostra battaglia che riguarda anche l’introduzione del reato di depistaggio costituisce un’importante risorsa". Mattarella ha quindi inviato un mesaggio alla città di Bologna, "saldo presidio di partecipazione a un dolore immenso, che il trascorrere degli anni non può cancellare". La verità non va mai in prescrizione Dal palco ha invece parlato il presidente del Senato Pietro Grasso: "Le mie parole non vi sembrino sterile retorica di chi è tenuto a intervenire per dovere istituzionale. Nessuna retorica, nessuna banalità, non servono frasi di circostanza. La mia voce si unisce a quelle di quanti tutti gli anni in questa piazza dicono: noi non ci stiamo, non dimentichiamo, noi vogliamo giustizia. La verità non va in prescrizione. La ricerca della verità è difficile ma non può farci disperare sulla giustizia. Lo conferma la sentenza su piazza della Loggia, un punto di partenza per ripensare l’intera stagione degli anni di piombo. La stagione terroristica di quegli anni è finita, ma le cicatrici di quei momenti rimangono indelebili sulla pelle di ciascuno di noi e sulla bandiera del nostro Paese". Tra gli applausi della piazza, il presidente del Senato ha richiamato, in più passaggi, la necessità di arrivare ad una piena verità ed ad una completa giustizia. "La ricerca della verità e della giustizia - ha sottolineato - non può mai essere confinata solo nelle aule giudiziarie, è un percorso collettivo che chiede a ciascuno di noi l'impegno in prima persona". Per Grasso sono "tanti ancora i lati oscuri di questo terribile evento, ma dobbiamo andare avanti. La ricerca della verità è sempre un procedimento faticoso: anche le condanne convivono talora con sentimenti di delusione e sconforto, ma questo non può, non deve farci disperare nel percorso di giustizia". Lo conferma "l'importante risultato conseguito lo scorso 22 luglio con la sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d'assise d'appello di Milano nei confronti degli autori della strage di piazza della Loggia di Brescia. Un traguardo, quello registrato a Milano che, come correttamente osservato da Manlio Milani, presidente dell'associazione familiari vittime di piazza della Loggia, deve essere interpretato anche come un punto di partenza per ripensare l'intera stagione degli anni di piombo. Una verità parziale è una verità negata "Uno Stato realmente democratico ha il dovere di fare pienamente luce su un evento così drammatico perché una verità parziale equivale ad una verità negata". Questo il messaggio inviato dal presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. Per Boldrini è anzitutto necessaria "una ricostruzione giudiziaria che non lasci zone d'ombra, fornendo tutte le risposte su molteplici aspetti, rimasti ancora oscuri, di quella dolorosa vicenda. Ma - sottolinea - chiama anche la politica a un impegno condiviso per la giustizia e la ricerca della verità". E con questo obiettivo che la Camera dei deputati "ha approvato lo scorso anno il progetto di legge sull'introduzione nel codice penale del reato di inquinamento processuale e depistaggio". Secondo il presidente della Camera "la vera ragion d'essere della commemorazione, oltre che voler rendere omaggio alle persone che furono vittime innocenti di un disegno perverso e porre in luce le molte domande ancora senza risposta dei familiari deve essere anche quella di rammentare le nostre responsabilità, delle istituzioni e di tutta la società civile, nei confronti dei giovani". Infatti, per Boldrini, "è inaccettabile che molti di loro ignorino il significato di quell'orologio della stazione di Bologna che, dal 2 agosto del 1980, è rimasto fermo alle 10.25 di mattina, il momento della strage". Camminare insieme per ottenere giustizia Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha invece parlato della volontà di "camminare insieme per ottenere giustizia. Ci aspettiamo dal governo che ci aiuti a fare passi avanti per la verità. La nostra città ogni anno dice quello che c’è da dire. Ci aspettiamo che anche le parole degli altri si traducano in fatti". Bolognesi, invece, nel suo discorso ha ricordato parenti e vittime dell’attentato. Nel suo intervento il sottosegretario De Vincenti ha affrontato le questioni sollevate dai parenti delle vittime: "L’incardinamento al Senato del progetto di legge che introduce il reato di depistaggio è stato fortemente sollecitato ed ha il pieno sostegno del governo. La proposta è pienamente condivisa e ne sosterremmo l’approvazione del testo senza modifiche, in modo da evitare un ritorno alla Camera".
Bologna, il ricordo della strage. Mattarella: "L'Italia ha il dovere di non dimenticare"
Sono passti 35 anni dall'attentato che uccise 85 persone e ne ferì 200. Commemorazione in Comune poi il corteo LEGGI ANCHE Tra depistaggi e piste ignorate
