Un grave danno alle inchieste in corso, soprattutto quelle che riguardano il terrorismo. Molte di queste hanno subito uno stop anticipato e prematuro. Al momento non è possibile quantificare i danni complessivi. L’unica certezza e che le indagini condotte dalla Polizia, comprese quelle della divisione postale, sono saltate a seguito dell’hackeraggio ai danni di «Hacking team», avvenuto il 9 luglio scorso. Un primo bilancio del "buco" fatto dai pirati informatici all’azienda milanese che produce software spia per forze dell’ordine e servizi segreti di mezzo mondo è stato fatto ieri dal capo della Polizia, Alessandro Pansa, durante l’audizione al Copasir. Il prefetto ha spiegato, accompagnato dal capo della polizia postale, che subito dopo la notizia di quanto avvenuto sono state immediatamente sospese tutte le intercettazioni in corso, anche quelle che avevano ad oggetto reati legati al terrorismo. La polizia postale, in particolare modo, è stata costretta a sospendere le attività di monitoraggio degli jihadisti ad esempio, o aspiranti tali, che attraverso la Rete portano avanti la propaganda del terrore o si indottrinano prima di partire per lo Stato islamico. Pansa ha dunque confermato che il software Galileo era in uso alla polizia già dal 2004 e una volta che i codici sorgente sono stati diffusi sul web, tutto è saltato. Il rischio, infatti, è che le persone sotto indagine possono aver scoperto di avere nel proprio dispositivo elettronico il malaware. Milioni di dati segreti "bucati". Intercettazioni, indagini, spionaggi e molto altro materiale anche dei nostri 007, dunque, sono finiti nel deep web a disposizione di chiunque sia capace di utilizzarlo. Una valanga di informazioni riservatissime che, al momento, non è certo si tratti solo di 400 gb. Nei prossimi giorni il Copasir sentirà anche il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, e il capo della guardia di finanza Saverio Capolupo per capire l’entità dei danni anche in capo alle altre forze dell’ordine che hanno usato il software-spia. All'appello, però, mancano anche i dati delle procure e, dal momento che il software risulta essere stato utilizzato anche da società esterne del ministero della Giustizia, il Copasir ha chiesto anche l’audizione urgente di Andrea Orlando che dovrebbe essere ascoltato la prossima settimana. Intanto, mentre la procura di Milano prosegue nelle indagini per individuare i responsabili dell’hackeraggio che ha creato danni ai servizi di intelligence di molti governi, si cerca anche un’azienda in grado di produrre un software simile per proseguire nelle intercettazioni. Galileo, infatti, consentiva di avviare intercettazioni e monitoraggi installando un semplice virus da remoto, all’insaputa dell’utente, nei dispositivi elettronici (pc e telefoni), consentendo l’accesso a email e altri dati, ma anche l’attivazione di microfoni e video camera. Uno strumento al limite della legalità che i nostri servizi segreti hanno assicurato di aver usato sempre nel rispetto delle norme.
Terrorismo, indagini saltate dopo il «buco» Hacking team
Pansa al Copasir: «Danni gravi alle inchieste in corso»