Si lamentano perché non hanno l’aria condizionata, il wi-fi non funziona, i soldi dello Stato arrivano in ritardo. Protestano perché il cibo non è eccelso, le zanzare sono fastidiose e l’albergo che li accoglie non è a cinque stelle. Le lagnanze degli immigrati ospitati nel nostro Paese vanno, dunque, molto al di là della sacrosanta pretesa di essere trattati umanamente, e collidono, a sentirle, con le condizioni di milioni di italiani poveri che vivono in uno stato di assoluta necessità. Nella tendopoli di Padova, ad esempio, i clandestini non ci vogliono stare perché la temperatura sotto il telone è troppo alta, il cibo è scarso e i vestiti a disposizione sono pochi. E soprattutto non hanno la tv. Anche a Este, stessa provincia, i profughi si lamentano per il cibo, l’assenza di aria condizionata e le troppe persone ospitate nella stessa struttura. A Casale San Nicola, comprensorio di Roma, le lamentele dei clandestini hanno a che fare con il wi-fi che non copre tutta l’area, un numero di computer non sufficiente per tutti, l’impossibilità di ricaricare i cellulari e comprare le sigarette. Sempre nella Capitale, molti rifugiati ospitati nel centro direzionale di via Curtatone, si presentano al supermercato di piazza Indipendenza esibendo dei voucher di 30 euro non rilasciati dalla Regione Lazio. Nel discount in zona Ponte di Nona, invece, gli acquisti possono raggiungere la somma di 3mila euro e vengono pagati con decine di buoni pasto. I profughi comprano anche carta igienica, deodorante, bagno schiuma e shampoo, ma potendo contare su vitto e alloggio già garantito, quei prodotti vengono venduti a basso costo ai gestori della bancarelle di viale Togliatti. Al residence Mimose di Eraclea (Venezia), i profughi hanno buttato i pasti non di loro gradimento, mentre a Ispica (Ragusa), il problema dei clandestini sono le zecche, ma soprattutto le zanzare. Gli immigrati ospitati a Sadali (Cagliari) si sono barricati in un pullman per impedire di essere trasferiti in un hotel a 3 stelle, e quelli sistemati in Valtellina hanno protestato per il menu. Si sono infervorati anche i clandestini che vivono in un albergo di Triscina (Trapani), per via delle piccole porzioni di cibo non conformi alle loro abitudini alimentari. A Isola Capo Rizzuto (Crotone), i clandestini del centro d’accoglienza hanno bloccato la statale ionica 106, incazzati per il wi-fi che a volte funziona e altre no, la pasta al forno non apprezzata, l’aria condizionata troppo spesso spenta e i documenti per il visto consegnati in ritardo. La protesta è nata anche per la pretesa di ricevere denaro contante invece dei pocket money, il buono spendibile nei negozi convenzionati. Per il ritardo nella consegna degli stessi buoni spesa, a Roccabascerana (Avellino) cinque immigrati hanno tentato di aggredire gli operatori sociali. A Vittoria, in provincia di Ragusa, i profughi, non ricevendo i pocket money, hanno sequestrato il titolare della struttura e un suo collaboratore e poi tentato di rubare le chiavi della cassaforte. Ci sono poi gli immigrati che hanno rifiutato di essere ospitati in due strutture del livornese e del pisano per l’assenza di internet e tv, ma soprattutto per la presenza di donne sole o sposate. A Costagrande (Verona), un gruppo di stranieri ha bloccato la strada statale lamentando le scarse condizioni igieniche dell’edificio che li ospita, la presenza di serpenti nei pressi, la scarsità d’acqua e cibo e la lontananza eccessiva dalla città. Gli immigrati ospitati in un albergo di Venturina (Livorno), dopo aver ottenuto tablet, cuffie e piscina, hanno ugualmente protestato perché non c’è una donna di servizio che sistemi le camere, manca la lavatrice e mangiano troppa pasta. A Cremona, infine, i richiedenti asilo spendono i loro soldi nella sala giochi. È questa la mappa delle «rimostranze eccentriche» degli immigrati che ospitiamo.
E si lamentano pure se non hanno internet
Da Verona a Crotone le proteste assurde dei migranti: pasta cattiva, niente aria condizionata e troppe zanzare
