Attualità

Le divise della polizia? Un arcobaleno

Le uniformi sono finite. Solo maxi taglie vintage e i pantaloni sono di tutti i colori

Mentre la fabbrica che realizza le polo della Polizia di Stato in Pakistan ha dovuto sospendere la produzione per le troppe richieste, è scattata ufficialmente la caccia ai pantaloni. Sì, perché nei depositi non ci sono e quelli che il Ministero aveva ordinato di cucire a una ditta già un anno fa non hanno mai passato il collaudo e di fatto sono inutilizzabili. La situazione delle «uniformi–disformi» è ormai un argomento battuto da Il Tempo. Ripetitivi, potrebbe definirci qualcuno, insistenti, esagerati perfino. Ecco però che, a distanza di poche ore dalla denuncia pubblicata sulle pagine del nostro giornale e ripetuta (sic.) a distanza di dieci mesi dalla prima, da un capo all’altro del Paese, arrivino le segnalazioni da parte di agenti esasperati e in mutande. «Basta guardare la situazione nella quale versano i colleghi in servizio all’aeroporto di Lamezia Terme, in Calabria – conferma Gianni Tonelli, segretario generale del Sap - Su 7 agenti immortalati in una foto, 5 hanno pantaloni diversi per modello e colore. Uno li ha con le pinces, vecchi di 30 anni e dismessi da 20. Un altro li ha più recenti ma di diverso colore e di fatto sbiaditi. Il collega ha la nuova divisa operativa, quello accanto indossa i pantaloni che hanno i poliziotti in ordine pubblico». Nella Capitale non va meglio. «Proprio oggi (ieri ndr) sono dovuto andare al deposito Veca per procurarmi un paio di pantaloni – racconta Fabrizio Rossi, impiegato in uno degli uffici della Questura di Roma e consigliere provinciale del Sap - I miei si sono strappati a un ginocchio dopo un arresto e devo sostituirli, pena una sanzione. Arrivato al magazzino, mi hanno risposto che pantaloni e camicie sono rimasti solo delle taglie 52 e 54: per me che porto la 48 è un problema. A quel punto l’impiegato, dopo avermi spiegato che le divise nuove non le hanno mai portate per il 2015, mi ha suggerito di guardare nello scatolone degli scarti destinato al macero perché lì, magari, avrei trovato un paio di pantaloni dimessi della mia misura. Morale della favola: non essendoci neanche tra gli scarti, ho dovuto scrivere una relazione di servizio al mio dirigente, dicendogli che le divise non ci sono e che io sono autorizzato a riprendere servizio con la divisa strappata». «C’è la fame del pantalone e i nostri governanti pensano di sconfiggere i terroristi - commenta Tonelli - Abbiamo in programma di realizzare dei capi nell’azienda che opera in Pakistan, come abbiamo fatto grazie a una convenzione per le polo. Ma gli ordini sono stati tanti e la fabbrica si è ingolfata».

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