Attualità

Anche i marchi delle Forze armate finiscono al mercato dei falsi d’autore

Scomparsi gli ologrammi anticontraffazione

È battaglia sull’uso dei fregi delle forze armate per realizzare linee di abbigliamento e accessori a marchio «Aeronautica Militare» ed «Esercito Italiano». Una battaglia fatta di diffide, atti stragiudiziali e contratti risolti prima della scadenza. L’ultimo passaggio di questo «tira e molla» legale è la decisione della società Difesa e Servizi spa (che opera per conto del ministero della Difesa) di rescindere «per grave inadempimento» il contratto stipulato con il licenziatario generale del marchio «Aeronautica Militare». In cosa consista questo «grave inadempimento» non è dato saperlo. Il Tempo, infatti, ha trovato non poche difficoltà nell’ottenere semplici risposte e chiarimenti. Ma andiamo con ordine. Il 2 febbraio 2012 lo Stato Maggiore dell’Aeronautica ha ceduto la gestione e la promozione degli emblemi e degli stemmi della Forza Armata a Difesa e Servizi spa, che ha per azionista unico il ministero della Difesa. Tale società in house, tramite un bando di gara, ha concesso il 18 dicembre 2012 la licenza per lo sfruttamento del marchio «Aeronautica Militare» alla milanese Professional Licensing Group srl. Quest’ultima, a sua volta, il 10 settembre 2013 ha siglato un contratto di sub-licenza del marchio (per gli anni 2014-2017) con la società Cristiano di Thiene spa, che già dal 2004 curava la linea di abbigliamento, grazie a una licenza d’uso concessa direttamente dall’Aeronautica, ancor prima che il marchio venisse registrato, cosa che è accaduta nel 2009. La società veneta in questo periodo aveva instaurato dei rapporti di co-branding con altre società. Risale al 2 ottobre 2012, ad esempio, il contratto siglato tra Cristiano di Thiene (CdT) e la società Smartfull Service Ltd, a cui è stato concesso il diritto a produrre e commercializzare capi con il logo della squadra ciclistica Astana Proteam abbinato a quello di Aeronautica Militare, in cambio della corresponsione di royalties pari al 10% del fatturato. Insomma, una licenza concessa «a cascata». Il flusso della cascata ha incominciato a trovare i primi ostacoli proprio quando, a maggio del 2014, il licenziatario unico Professional Licensing Group (Plg) si accorge che sul sito di Astana Proteam venivano pubblicizzati prodotti co-brandizzati con il logo Aeronautica. L’amministratore unico di Plg, Roberto Grassi, chiede lumi al sub-licenziatario CdT e scopre che, oltre ad Astana Proteam, il marchio era stato abbinato anche a quelli di Giro d’Italia e Fastweb. Ma c’è di più: sempre a maggio dell’anno scorso un dirigente della Polizia, alla partenza della tappa di Belluno del 97esimo Giro d’Italia, acquista tre capi di abbigliamento co-brandizzati Giro d’Italia-Aeronautica Militare e scopre che sono privi dell’ologramma anticontraffazione. A questo punto Plg fa sapere a Cristiano di Thiene di aver risolto il contratto di sub-licenza con effetto immediato a partire dal 30 giugno 2014, contestando alla società veneta di aver violato il divieto di subconcedere la licenza a terzi senza il consenso del licenziatario e di aver riscontrato sul mercato la presenza di prodotti della collezione primavera-estate 2014 privi di ologramma anticontraffazione (almeno per 27 mila capi). Le diffide inoltrate nei mesi di luglio e agosto, cadono nel vuoto. Così a settembre Plg notifica un atto stragiudiziale in cui invita la Cristiano di Thiene a interrompere la produzione dei prodotti a marchio Aeronautica realizzati per la collezione autunno-inverno 2014-2015, specificando che per ogni prodotto privo di ologramma la società si era impegnata nel contratto a pagare una penale pari a 500 volte il prezzo del singolo ologramma (0,038 euro). Un paio di mesi dopo, a novembre tutto «rientra» al suo posto e l’atto stragiudiziale non sfocia in un contenzioso civile. La scadenza del contratto con CdT viene addirittura prorogata dal 2017 al 2019. «I prodotti trovati senza ologramma sono quelli che sono stati immessi nel mercato prima che ci fosse l’obbligo, ossia prima di gennaio 2014 – spiega l’avvocato Alessia Santagata, dello studio legale Morgia, che assiste la Cdt – Lo stesso discorso vale per le sub-concessioni a terzi. Il contratto che avevamo con Plg non è mai stato risolto e il fatto che sia stato allungato è la conferma della professionalità della Cristiano di Thiene». La versione di Difesa e Servizi non viene dall’ad Fausto Recchia (con il quale non c’è stato concesso parlare) ma da Luca Andreoli: «C’è stata una frizione tra licenziatario e sub-licenziatario. Nel nuovo accordo abbiamo preteso delle clausole più stringenti, abbiamo dato degli aut aut. Per noi comunque la questione è risolta in maniera bonaria e soddisfacente». Fatto sta che a distanza di alcuni giorni da queste dichiarazioni, i primi di luglio, Difesa e Servizi ha comunicato di aver risolto il contratto di concessione della licenza d’uso dei marchi «Aeronautica Militare» ed «Esercito Italiano» «per grave inadempimento del licenziatario generale Professional Licensing Group srl», imponendogli il divieto di utilizzare gli emblemi, stemmi e immagini riconducibili alle due forze armate. A questo punto, abbiamo chiesto chiarimenti ma è calato il silenzio.

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