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Filippo Roma: "Una mannaia Le Iene così spariranno dalla tv"

L' intervista all'inviato Mediaset attacca la norma voluta dal centrosinistra

A Filippo Roma, inviato delle Iene, l’emendamento targato Ncd che prevede la gattabuia per chi realizza le proprie inchieste registrando di nascosto e poi ne diffonde il contenuto, non piace neanche un po’. Anzi, definisce la norma voluta dal centrosinistra, «una mannaia priva di ratio», e non è consolato affatto dalle probabili modifiche tese a salvaguardare i «professionisti».     Roma, al prossimo servizio potranno sbatterla in galera per quattro anni. «Siamo di fronte a una vera e propria mannaia. Sono davvero senza parole. Mi pare un fallo da dietro al nostro lavoro allo scopo di scaraventarci a terra. Se noi riusciamo a documentare ciò che poi raccontiamo, è proprio grazie alle riprese nascoste. Non è che la gente ci spiffera le notizie davanti a una telecamera palese. Per noi farlo di nascosto è assolutamente essenziale».     Però se i vostri servizi possono essere utilizzati come prova in un procedimento giudiziario, siete salvi. «È vero che a volte succede che documentiamo dei reati e il materiale finisce in mano ai magistrati, ma quasi sempre le nostre inchieste non vanno a finire agli atti dei processi. La telecamera nascosta è la nostra penna».     Pare che modificheranno l’emendamento per consentire ai giornalisti di fare il proprio lavoro senza incorrere in sanzioni. Questo non la consola? «Nemmeno un po’. Serve a ben poco, visto che alle Iene, ad esempio, quasi nessuno è un professionista, nemmeno io lo sono. Anzi, non sono neanche pubblicista, ma un freelance. Chi fa le riprese spesso è un cameramen, un operatore esperto in candid».     Ammetterà che qualcosa bisogna fare, visto che nel nostro Paese si abusa delle intercettazioni. «Certo, ne sono convinto, giusto regolamentarle, ma questo emendamento è tutta un’altra cosa. È come un “taglio lineare”. D’accordo impedire, nell’ambito di un’inchiesta, la diffusione di notizie irrilevanti che riguardano la vita privata delle persone, ma noi non registriamo mai per raccontare i cavoli personali della gente, ma notizie di rilievo pubblico».     Insomma, questa norma proprio non la convince. «Non ne capisco nemmeno la ratio. Mi pare che l’unico scopo sia quello di intralciare la libertà giornalistica di trasmissioni come la nostra. Significherebbe, ad esempio, non poter più realizzare i servizi sui furbetti del Comune di Roma, gente che timbrava la mattina e poi, anziché salire in ufficio, se ne andava in giro per la città. In questo senso potremo definire la norma un attacco alla libertà di stampa, perché mi impedisce di documentare una notizia che ho in mano».     La relatrice del ddl, Donatella Ferranti, assicura che ci saranno piccoli aggiustamenti, mentre il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha dubbi sulle sanzioni a cui andrebbe incontro il «colpevole». «Ma se registrare di nascosto rimane un reato, non più punito con il carcere ma magari con una salata sanzione pecuniaria, cambia ben poco, perché a quel punto l'azienda ti dice che p er mandare in onda il tuo servizio te ne dovrai assumere tutta la responsabilità economica, essere pronto a pagare di tasca tua. E ovviamente nessuno sarà disposto a rischiare così tanto. A questo punto, scherzandoci un po’ su, sarebbero meglio sei mesi di carcere. Almeno uno si riposa un po’».

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