Scontro serrato nell’aula del tribunale d’Asti per la prima udienza del caso di Elena Ceste la mamma di 37 anni scomparsa da Costigliole d’Asti la mattina del 24 gennaio 2014, e ritrovata cadavere il 18 ottobre dello stesso anno nel canale di scolo del rio Mersa. L’unico imputato per la morte della donna è il marito Michele Buoninconti. Per l’accusa Michele Buoninconti al suo ritorno a casa, poco dopo le 8.40 uccise sua moglie, a ridosso dell'omicidio, subito dopo aver messo il corpo in auto, contattò i vicini ed in seguito lo occultò nel Rio Mersa nel punto esatto dove nove mesi dopo furono ritrovati i suoi resti ossei. Secondo la difesa Elena Ceste dopo l'allontanamento del marito e dei figli e dopo essere stata notata in cortile da una vicina si denudò e si allontanò in preda ad una crisi psicotica, raggiunse il Rio Mersa e vi si nascose. Il processo con rito abbreviato è stato aggiornato al 23 settembre. Il gup Roberto Amerio ha fissato un'udienza anche per il 7 ottobre. Secondo l’accusa Buoninconti avrebbe quindi ucciso la madre dei loro 4 figli per gelosia dopo una violento litigio. Dopo la prima udienza presso il Tribunale di Asti del 22 luglio scorso, abbiamo sentito Ursula Franco, medico chirurgo e criminologo, consulente della difesa di Michele Buoninconti. A suo avviso come andarono i fatti? "Elena, in preda ad un delirio persecutorio che le faceva credere che i suoi fantomatici persecutori la volessero portare via da casa, prese delle contromisure. I comportamenti dei soggetti psicotici sono conseguenza delle loro idee deliranti o reazioni alle loro allucinazioni che, influenzandone il pensiero, indirizzano di conseguenza i loro atti, i quali proprio per questi motivi sono anomali. Il suo allontanamento non fu altro che una risposta comportamentale al suo convincimento delirante. Elena quella mattina si denudò e reagì al suo delirio persecutorio, prese un'iniziativa, nel timore di venir portata via da casa, scappò e si nascose ai suoi ‘fantomatici’ persecutori nel greto di quel fiumiciattolo, inconsapevole, a causa della sua condizione psichica, che le indusse un profondo distacco dalla realtà, che il freddo avrebbe avuto il sopravvento su di lei. La Ceste non desiderava morire, solo nascondersi. Purtroppo, una volta sentitasi al sicuro si addormentò, il lungo delirio che durava dal pomeriggio del giorno precedente l'aveva affaticata, al sonno subentrò lo stato soporoso indotto dall'ipotermia cui seguì la morte per assideramento. La presenza dell'acqua nel piccolo corso accelerò il processo di assideramento. Infine, è molto probabile che Elena se fosse stata vigile ed avesse sentito la voce di Michele o quelle dei soccorritori non le avrebbe percepite come voci "amiche" ma piuttosto come quelle dei suoi fantomatici persecutori che intendevano "portarla via da casa" e naturalmente avrebbe continuato a nascondersi". Può fornirci qualche dato in più che avvalori la sua ipotesi? "Intanto l'analisi dello stato della casa dei coniugi Buoninconti-Ceste avvalora l'ipotesi dell'allontanamento volontario, al suo ritorno a casa Michele Buoninconti trovò tutto come l'aveva lasciato, tazze della colazione da lavare e letti dei bambini sfatti, il letto matrimoniale lo avevano rifatto insieme Elena ed il piccolo Giovanni prima che il bambino andasse a scuola, le condizioni della casa ci dicono che Elena si allontanò subito dopo l'uscita del marito e dei figli. Per quanto riguarda le ipotesi alternative al denudamento quale sintomo di psicosi, l'ipotesi del denudamento del cadavere da parte di Buoninconti al fine di favorire i fenomeni cadaverici non regge, era inverno e le basse temperature avrebbero favorito la conservazione di un corpo piuttosto che il contrario. MIchele non avrebbe avuto motivi di denudare il corpo ed a mio avviso difficilmente avrebbe potuto trovare la moglie completamente nuda in casa il 24 gennaio ad Asti, difficile credere che Elena non abbia fatto le faccende ma piuttosto una doccia lunga mezzora. Infine l'analisi dei rilevamenti delle celle telefoniche agganciate da Buoninconti quella mattina e la testimonianza della vicina Marilena Ceste escludono la presenza di Buoninconti nei pressi del Rio Mersa intorno alle 9.00, orario in cui invece ve lo colloca l'accusa". È stato uno scontro serrato in aula sulla causa della morte di Elena Ceste tra lei ed i medici legali, che cosa può dirci? "La perizia medico legale dell’accusa non ha permesso di accertare la causa di morte di Elena Ceste ed ha escluso la maggior parte delle cause di morte violenta. Lo stato dei resti di Elena Ceste è compatibile sia con una morte per assideramento che asfittica. I medici legali dopo aver escluso l’accidente ed il suicidio hanno ritenuto come più probabile la causa asfittica in seguito ad omicidio, un’inferenza non corroborata da indizi, non è stato infatti repertato nulla né sul luogo del ritrovamento né sul cadavere che la avvalorino, un'inferenza che lascia il tempo che trova. Quel che conta sono le conclusioni della perizia medico legale ovvero che la causa di morte non si è potuta determinare. Non ha senso sperare in una soluzione da parte dei medici legali con un corpo in queste condizioni, in specie quando le risultanze delle indagini hanno materiale bastante per fornircela, insomma è come scegliere di vagare nei campi alla ricerca di un farmaco invece di entrare in farmacia". Quindi, senza dati certi medico legali, come possiamo sapere la causa della morte della Ceste? "In questo caso la determinazione della causa di morte è un’inferenza prettamente criminologica cui si arriva studiando a fondo gli atti e mi sento di aggiungere che un semplice caso di allontanamento volontario è stato complicato dal non aver voluto credere a Buoninconti, il suo racconto è infatti purtroppo apparso strano a soggetti a digiuno di psichiatria. Nulla tra le risultanze delle indagini avvalora la causa asfittica omicidiaria per strangolamento o strozzamento o per soffocazione diretta, non sono stati rilevati infatti segni di una colluttazione su Michele Buoninconti. Una precisazione: nel caso Buoninconti avesse soffocato Elena con un cuscino avrebbe impiegato un tempo interminabile, tale modalità omicidiaria si chiama soffocazione diretta, si vede raramente negli omicidi di soggetti adulti sani in quanto è difficile mantenere la compressione degli orifizi aerei nell’individuo che si difende vigorosamente (Istituzioni di Medicina Legale, Clemente Puccini, pag. 431-432).A mio avviso, ciò che è emerso nei lunghi mesi di indagini porta ad escludere l’omicidio per l’assenza di segni del trasporto del cadavere sulle auto di Michele, per l’impossibilità da parte di Buoninconti di occultare un cadavere secondo i tempi dell’accusa, per l’assenza di un movente e rendono alquanto improbabile l’occultamento anche l’assenza di graffi sulle mani di Buoninconti o di fango sulle sue calzature. L’ipotesi dell’allontanamento volontario di Elena durante una crisi psicotica è l’unica cui si confanno tutte le risultanze investigative". Lei non ha dubbi sul denudamento volontario della Ceste in giardino? "Nessuno, i disturbi comportamentali sono sintomi della psicosi, tra questi uno dei più comuni è il denudamento. Esiste una casistica infinita. Io stessa, quando lavoravo nella Casa di Reclusione di Gorgona- Isola ho assistito ad un denudamento da parte di un detenuto psicotico che dopo essersi spogliato è fuggito agli agenti ed ha commesso un grave atto di autolesionismo. Peraltro non avrebbe avuto ragioni Buoninconti di denudare il cadavere della moglie e se l'avesse uccisa nuda l'avrebbe di sicuro rivestita in modo che una volta ritrovato il corpo si sarebbe potuto pensare ad un allontanamento volontario. Inoltre il racconto di Buoninconti sul ritrovamento degli abiti in giardino è credibile, nessun assassino allestisce una messinscena per poi rimuoverne gli elementi, tantomeno la racconta soltanto. Nel nostro caso, se il signor Michele Buoninconti avesse ucciso la moglie ed avesse optato per una messinscena degli abiti in cortile, non li avrebbe poi rimossi prima che qualcuno li vedesse così ad arte ‘apparecchiati’ e sempre se avesse alterato la fantomatica scena del crimine, egli avrebbe fortunosamente ed involontariamente messo in scena proprio un denudamento della vittima, compatibile con un comportamento di un soggetto psicotico quale era sua moglie Elena, una straordinaria quanto improbabile coincidenza". La posizione del cadavere ci racconta qualcosa? "Di certo né la posizione a faccia in giù, né gli arti superiori allineati lungo il corpo provano l’omicidio, la casistica ci conforta sul fatto che non esista un modo specifico di occultare i cadaveri. La posizione in cui sono state ritrovate le ossa di Elena Ceste è compatibile con un assideramento accidentale, la Ceste, dopo la sua morte, semplicemente cadde a faccia in giù. Per quanto riguarda il punto esatto del ritrovamento è difficile dire se Elena sia entrata nel Rio Mersa proprio nel punto del ritrovamento o poco più a monte, la logica e la conformazione dei luoghi mi fa pensare che fosse entrata poco a monte del tubo di cemento che raggiunse per nascondervici e che dopo la morte, in seguito alle piogge le acque del Rio Mersa l'abbiano spostata forse solo di poche decine di centimetri tanto da far impigliare il suo cadavere nell'incolta vegetazione". È vero che l'accusa ha sostenuto in aula che il tubo di cemento al momento del ritrovamento dei resti fosse occluso e che lo fosse di sicuro anche nove mesi prima? "Sembra incredibile ma è vero, per quanto mi riguarda, da criminologo, non mi arrischierei mai in un'inferenza tanto azzardata, nove mesi di eventi atmosferici certamente alterano il letto di un piccolo rio, è impossibile dire come fosse quasi un anno prima del ritrovamento". In aula il dott. Testi, medico legale delle parti civili, ha parlato a lungo di schizofrenia, perché? "È un mistero. Io ho sempre sostenuto che Elena fosse psicotica e non schizofrenica, sono due patologie diverse con sintomi simili ma incidenza, cause e prognosi diverse, è come parlare di cistite batterica e cistite interstiziale, colpiscono lo stesso organo con sintomi simili ma sono due malattie molto diverse. Tutti i dati statistici elaborati dal dott. Testi e citati in aula si riferivano alla schizofrenia e non alla psicosi. La psicosi è chiamata volgarmente 'esaurimento nervoso', anche i non addetti ai lavori sanno quanto sia comune. Infine è davvero incomprensibile come si possa negare il denudamento quale sintomo della psicosi e l’assideramento quale causa di morte quando le cronache riportano quotidianamente casi di psicotici che si denudano e di clochards che muoiono di freddo nei mesi invernali". Che cosa si aspetta dal processo? "Mi aspetto che emerga la verità, ovvero che la morte di Elena Ceste sia riconosciuta come l’esito di una tragica fatalità e che un innocente torni presto a crescere i propri figli".
Elena Ceste, è scontro sulle perizie
Per l'accusa è stata soffocata. Secondo la difesa la mamma di Costigliole D'Asti ha avuto una crisi psicotica. Il consulente che assiste il marito della vittima, unico imputato, parla in esclusiva a Il Tempo
