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’Ndrangheta e gioco Sequestrati 2 miliardi

Sigilli a 56 imprese. Arrestati 41 indagati Colpito l’impero del boss Mario Gennaro LEGGI ANCHE Boom di scommesse illegali on line

Di Mariolino Gennaro i collaboratori di giustizia raccontano «che da ragazzo era così povero che era costretto a rubare i motorini perché era sempre pieno di debiti»: era partito da niente Gennaro – considerato dalla direzione nazionale antimafia e dalla distrettuale di Reggio Calabria dominus di un vero e proprio impero economico finanziario – ma in pochi anni era diventato uno dei pezzi da novanta del gioco d’azzardo on line a livello internazionale. Così potente, sostengono gli inquirenti, da avere contribuito a mettere in piedi – in modo diretto o indiretto, per conto dell’intero gotha della ’ndrangheta e con appigli a Cosa Nostra e alla camorra – una rete con decine di centri scommesse in tutta Italia e centinaia di bische legalizzate in rete per un impero finito sotto sequestro e valutato 2 miliardi di euro. Un impero che l’organizzazione (41 finiti agli arresti e oltre cento indagati a vario titolo tra capi, capetti e semplici prestanome dell’organizzazione) era riuscita a creare appoggiandosi a Malta e altri paradisi fiscali e che consentiva da una parte di sottrarre milioni di euro al fisco, e dall’altra di riciclare montagne di denaro messo a disposizione dai clan (anche grazie ad un sistema che consentiva di pagare le vincite direttamente in contanti). L’indagine interforze eseguita da Carabinieri, Polizia, Finanza e Dia viene considerata dal Gip di Reggio come «finora senza precedenti». Al centro di tutto, scrive il giudice nella monumentale ordinanza di custodia cautelare c’è proprio Mariolino Gennaro «dal quale provenivano i danari necessari agli imponenti investimenti effettuati». Nella sostanza l’associazione «partendo dalle losche dinamiche della costituzione della società Larabet intestata a vari prestanome di comodo, passando attraverso una fase intermedia di utilizzo di siti di gioco palesemente illeciti (quelli con suffisso ".com”), li ha via via elevati verso la ripulitura del marchio Betuniq, dopo il trasferimento della sede operativa a Malta». Nella sostanza «dietro il paravento offerto da imprese apparentemente in possesso dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività, munite delle licenze previste dalla normativa di settore, si sono praticate in modo occulto l’offerta al pubblico e la gestione di siti che consentivano - aggirando le inibizioni dell’AAMS - l’accesso al gioco illecito; ciò è stato possibile attraverso una pluralità di intestazioni fittizie, strumentali a celare le attività di riciclaggio, di ulteriori imprese rilevate o appositamente create per l’esercizio delle attività e l’accaparramento di ulteriori licenze, in termini tali da ampliare la capacità di penetrazione del mercato propria dell’associazione criminale». Gennaro e i suoi erano riusciti a guadagnarsi potere e rispetto agendo in modo «verticale» rispetto al campo d’affari e «attraverso la messa a punto di una strategia giudiziaria a tutto campo, sull’intero territorio nazionale» avevano scalato «tutte le giurisdizioni ordinarie e amministrative italiane, per infine approdare addirittura dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, per perorare il caso della società indiscriminatamente esclusa dalla assegnazione delle concessioni governative previste dal bando Monti». E se il gruppo partito da Reggio Calabria alla conquista dell’Europa era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del gioco d’azzardo legale grazie ad una serie di professionisti che si facevano in quattro pur di soddisfare le esigenze dei clan, lo stesso gruppo era in grado di utilizzare proprio i clan per ottenere quanto desiderato: «l’intimidazione – scrivono i giudici - è strisciante, sottile, subdola, è contenuta al minimo indispensabile; si limita al più al dichiarare l’appartenenza a blasonati casati di ‘ndrangheta per incutere nel destinatario quel minimo di metus necessario e sufficiente ad imporre la diffusione dei brand la cui commercializzazione interessa l’associazione».

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