Un avvertimento, un botto nel silenzio che racconta di una volontà intimidatoria concreta. L’attentato contro il Consolato Italiano al Cairo, fortunatamente chiuso, deve far riflettere a fondo su quale pentola sia in ebollizione nel quadrante nordafricano e su quali rischi corrano, prima di noi che viviamo in Italia, i nostri connazionali in Egitto e in ogni dove su quei territori. Già, perché se è vero che gli italiani quando escono dal territorio nazionale diventano carne da macello per chiunque e nessuno, da qui, tenta seriamente di salvarli (chiedere su questo ai due Marò detenuti in India senza alcun motivo) il pensiero deve andare proprio a chi in quei luoghi ci vive e rischia ogni giorno, per lavoro e non per divertimento, di lasciarci la pelle. Perché qualora non lo si fosse capito e qualora qualcuno pensasse che la solita frasetta di rito “non ci intimidiranno” possa bastare, la prossima potrebbe fare molto più male di un padiglione vuoto ridotto in pezzi. La prossima, perché il terrorismo integralista salafita non si ferma, potrebbe colpire ancora più forte e fare scorrere altro sangue italiano in Nordafrica, qualora non fosse bastato quello dei turisti italiani a Tunisi. Ma l’Italia, che con i governi scellerati di questi anni ha avallato le false primavere arabe e il progetto omicida in Siria che ha dato vita ad Isis, rimane passivamente a guardare mentre una sua sede diplomatica viene praticamente distrutta da una bomba jihadista e giustamente si rallegra perché non ci sono morti italiani. Quell’Italia che ha affidato i rapporti con il Nordafrica ad un sottosegretario che nemmeno sapeva dell’esistenza della Fratellanza Musulmana e dei Salafiti fra i ribelli e che oggi, dopo disastri politici inenarrabili lascia il governo per andare a ricoprire incarichi in una grande società energetica e petrolifera italiana. Chissà cosa ne pensano gli egiziani, tunisini, marocchini, libici e algerini moderati di questa scelta da parte di uno dei tanti venditori di fumo che ha contribuito a devastare il Nordafrica. Chiederei a loro, perché se chiedessi agli italiani troverei il solito nauseabondo buonismo di facciata che ha permesso, negli anni, l’ascesa di uomini mediocri, peraltro non votati, a gestire il periodo più difficile del nostro Paese. Con le conseguenze che vediamo, consapevoli che la loro permanenza è solo l’inizio della fine.
"È stato un avvertimento. La prossima volta potrebbe andare peggio"
I terroristi integralisti salafiti non si fermeranno
