L’estate scorsa è stata minacciata, aggredita e derubata dai sei bulli mentre era insieme al fidanzatino a Villa Borghese. Picchiavano lui, sbeffeggiavano e strattonavano lei. Livia (il nome è di fantasia per tutelare la 15enne) non torna nel parco da quel giorno, terrorizzata all’idea di rivivere un episodio simile. Livia, puoi raccontare la tua esperienza? «Era il 2 luglio dell’anno scorso. Visto il caldo di quei giorni io e il mio ragazzo, poco più grande di me, siamo andati a sederci in una panchina a Villa Borghese. Erano le 19,30 più o meno, stavamo quasi per andarcene quando sono arrivati quelli». Con quale scusa si sono avvicinati? «Volevano una sigaretta, ma noi abbiamo risposto che non ne avevamo. Quindi li hanno raggiunti altri due, ci hanno accerchiato. "Se non avete le sigarette ci date i cellulari" ha detto uno. A quel punto ci si è gelato il sangue nelle vene, abbiamo capito le reali intenzioni del gruppetto ma era tardi per scappare. In giro non c’era nessuno, eravamo un po’ lontani rispetto alla gente che ancora affollava la terrazza del Pincio e non potevamo urlare». Vi hanno minacciati? «Prima sì. Poi hanno iniziato a schiaffeggiare Matteo (il fidanzatino), continuavano a ripetere che volevano i soldi, le sigarette. Uno di quelli, straniero, ha fatto scattare un coltello per puntarcelo contro. Io piangevo, mi tenevano stretto un braccio per non farmi fuggire mentre svuotavano le tasche al mio ragazzo». Cosa vi hanno rubato? «I cellulari ed un accendino "Zippo", caduto a terra dopo che gli hanno rovesciato le tasche dei pantaloni. Quello con il coltello se n’è andato subito dopo, con le nostre cose in uno zaino. Gli altri ci hanno tenuto fermi per alcuni minuti prima di raggiungerlo non so dove». Ricordi cosa dicevano? «Ci ripetevano in continuazione che se non gli avessimo dato i soldi sarebbe finita male. Erano seri, cattivi, ma allo stesso tempo sembrava si stessero divertendo. Alcuni ridevano mentre piangevo: sembrava ci prendessero gusto notando che Matteo diventava sempre più bianco in viso». Dopo pochi giorni un nuovo incontro. «Proprio così. In un fast food di piazzale Flaminio, sarà stato metà mese, abbiamo riconosciuto uno del gruppo. Era insieme ad altri ragazzi che però non erano quelli che ci hanno rapinati. In un attimo, sperando che non ci avesse visti, siamo usciti per chiamare il 112. La pattuglia è arrivata subito, gliel’abbiamo indicato e siamo andati via». Sei stata coraggiosa a denunciare. «Io e Matteo non abbiamo avuto alcun dubbio a chiamare i carabinieri, siamo andati immediatamente nella caserma più vicina dove poi ci hanno raggiunto i nostri genitori». Hai avuto paura? «Sì, tanta. Soprattutto nei giorni successivi, settimane anzi: ho temuto che qualcuno potesse averglielo detto, che ce l’avrebbero fatta pagare. Non ho dormito per notti». Tornerai a Villa Borghese? «Per ora non penso. Ho troppa paura, sogno spesso quella scena ed ho perfino il terrore di camminare in posti poco affollati o bui. Spero che scontino la pena, io e il mio ragazzo siamo stati malissimo a causa loro».
"Ci hanno puntato il coltello e hanno preso a schiaffi il mio ragazzo"
La testimonianza di una 15enne aggredita e derubata dai sei bullia Villa Borghese
