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AeroClub e iscritti "fantasma"

L’Aeci tra scandali e indagini della Corte dei Conti: "Dichiaravano 200mila soci ma erano meno di 10.000"

In teoria è una federazione sportiva. In pratica è un vero e proprio ente con le mansioni più disparate che gestisce decine di milioni di euro oltre a infrastrutture e progetti turistici. Stiamo parlando dell’Aero Club d’Italia, istituto ormai ultracentenario il cui presidente dal 2002 è il leghista Giuseppe Leoni. L’Aero Club, con le sue diramazioni regionali e comunali, è ampiamente citato nell’elenco riportato dal giornalista Antonio Parisi nel suo libro «Enti Inutili», edito da Imprimatur. Proprio nel 2012 l’attuale presidente Leoni è stato al centro di polemiche e di un’inchiesta della Corte dei Conti per tutta una serie di addebiti. Sotto la sua presidenza, infatti, sarebbero stati sborsati quasi 16mila euro per pagare delle spese legali relative a una causa in cui non era direttamente coinvolto l’istituto. Non solo. Secondo gli avvocati Luca Basso e Luca Biagi, la direzione dell’Aeroclub avrebbe dichiarato di possedere oltre 200mila iscritti, anziché poco più di 9.500, per poter saldare un debito contratto da un’associazione privata, la "Turin loc" (partecipata dall’Aeroclub di Torino), facendogli pagare una tassa di iscrizione alla Fai maggiorata di oltre 50mila euro», invece che 100mila euro, contributo alla Fai per il benestare all’organizzazione dei giochi mondiali dell’aria, i World Air Games del 2009. Solo che alla fine la corte dei conti ha stimato il numero degli iscritti all’Aeci in poco meno di 10mila. Situazioni che sono finite al vaglio dei magistrati contabili e penali di Bologna, Firenze, Vicenza e Roma. Nonostante questo, Leoni ha sempre difeso il suo istituto con le unghie e con i denti. Incassando anche, nel momento di maggior clamore, la fiducia dell’ex ministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera. Tanto che l’esponente leghista è sempre rimasto al suo posto in barba a tutte le accuse e ai ricorsi ai tribunali amministrativi. «La nomina del senatore Leoni a commissario - spiegava l’Avvocato Basso - sarebbe dovuta servire a ridurre spese e numero dei consiglieri ma dal 2010, con i tentativi di cambiare lo statuto e stravolgere l’assetto estromettendo le Federazioni con i loro 25mila iscritti per rimpiazzarle con costose commissioni sottomesse al suo potere, ha fatto lievitare costi e sprechi per poter governare l’ente da ras, con potestà di nomina e revoca di ogni componente, di convocazione delle commissioni e di fissazione degli ordini del giorno». Ma l’esperienza degli Aero Club in Italia non è del tutto negativa. Quello di Rimini, ad esempio, ha letteralmente salvato dalla chiusura l’aeroporto locale. Lo scalo, infatti, era rimasto senza gestori e la struttura diretta da Fabio Falsetti cercò in tutti i modi di evitarne la chiusura, a cavallo fra il 2014 e il 2015. L’impresa alla fine è riuscita e l’aeroporto aveva riaperto i battenti il 2 febbraio scorso grazie all’intervento dell’Enac. Resta da capire quali siano le reali competenze di questo istituto, a metà fra la federazione sportiva e l’ente gestore di infrastrutture.

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