Hanno diffuso le foto, i nomi, l’età e hanno chiesto a chiunque avesse informazioni utili di comunicarle immediatamente alle autorità. In Tunisia, dopo la strage nei resort di Sousse, è caccia a due presunti pericolosi terroristi sospettati di essere i complici di Seifeddine Rezgui, il killer ucciso sulla spiaggia dopo la strage. Il mandato di cattura sarebbe arrivato anche ad altri Paesi, tra cui l’Italia. Il dubbio, infatti, è che in due abbiano già potuto lasciare la Tunisia per sfuggire all’arresto. Una delle rotte possibili, inoltre, è quella dell’immigrazione clandestina attraverso i barconi carichi di profughi. Proprio utilizzando le carrette del mare che partono dalla Libia, infatti, i due ricercati potrebbero arrivare in Italia. Massima allerta, dunque, anche nel nostro Paese. La notte tra lunedì e martedì, dunque, le autorità tunisine hanno lanciato un appello alle forze di polizia e alla popolazione per catturare Mohammed Ben Abdullah bin Muhsen Al Sharadi, studente di 24 anni di una città del nord del Paese, e Rafiq Ben Mohammed Najib Ben Ali Al Tayari, di 28 anni, di Tunisi. Dopo il blitz di lunedì, dunque, quando la polizia tunisina ha arrestato un gruppo di persone ritenute la rete che stava dietro al terrorista, le autorità sono sempre più convinte che il 23enne non ha agito da solo. Il sospetto, inoltre, è che a sparare contro i turisti sulla spiaggia di Sousse ci fosse anche un’altra persona. Ipotesi tutte da verificare, ma che fanno pensare che ad organizzare l’attacco sia stato un gruppo ben articolato. Intanto, nella ricostruzione della vita e delle relazione di Seifeddine spunta un altro dettaglio che conferma i dubbi degli inquirenti. Rezgui si era addestrato in Libia assieme a due membri del commando che compì l’attentato al museo Bardo di Tunisi a marzo scorso e in cui morirono anche alcuni turisti italiani. Secondo il segretario di Stato alla Sicurezza tunisino, Rafik Chelli, il giovane «si è recato illegalmente in Libia ed è stato addestrato a Sabratha», a ovest di Tripoli. Nello stesso periodo, si trovavano in Libia anche i due autori della strage al Museo Bardo di Tunisi. «Non è possibile confermare che i tre si conoscessero o siano stati addestrati insieme», ha aggiunto Chelli spiegando però che «a Sabratha c’è un solo campo dove vengono formati i giovani tunisini», legato agli jihadisti di Ansar al-Sharia. Insomma, una vicenda intricata e piena ancora di punti oscuri che continua a creare imbarazzi al governo tunisino. Ieri, infatti, il presidente della Tunisia, Beji Caid Essebsi, ha ammesso che ci sono state falle nella sicurezza del Paese. Nonostante per il mese di Ramadan siano state rafforzate le sorveglianze in alcune zone della Tunisia, nessuno si aspettava che l’obiettivo sarebbero state le spiagge. A marzo, però, quando un commando ha fatto fuoco sul gruppo di turisti in visita al museo del Bardo, sono stati da subito chiari gli eventuali bersagli nel mirino dei terroristi. La vicenda di Seifeddine Rezgui, poi, nasconde un altro giallo. Secondo fonti locali de Il Tempo, il 23enne sarebbe stato un informatore dei servizi segreti all’interno della rete jihadista del Paese. Un'ipotesi sconvolgente, che se fosse confermata trascinerebbe l'intelligence e il governo in uno scandalo come successe per lo stragista di Tolosa, Mohammed Merah, che costò il posto ai vertici del Dgse francese. In Tunisia, intanto, ieri è entrato in vigore il provvedimento di chiusura per 80 moschee ritenute «a rischio» per inflitrazioni jihadiste. Per quanto riguarda le vittime dell’attentato, invece, il ministero della Sanità di Tunisi ha comunicato di aver identificato i corpi di 33 delle 38 persone colpite nell’attacco terroristico di venerdì scorso. Si tratta di 25 britannici, 3 irlandesi, un portoghese, due tedeschi, un russo e un belga.
Strage di turisti in Tunisia, anche l’Italia dà la caccia a due terroristi
Secondo l'intelligence sono i complici del killer. Mandato di cattura internazionale
