Sono passati 155 anni da quando la «spedizione dei Mille» sbarcò nel Regno delle Due Sicilie. Quanti tra i volontari che seguirono l’eroico condottiero Giuseppe Garibaldi sono ancora in vita? Nessuno, i progressi della scienza non sono ancora arrivati ad assicurare un’esistenza così lunga. Però, ancora oggi, tra gli enti sovvenzionati dal ministero della Difesa, troviamo l’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini, presieduta da Annita Garibaldi Jallet. «Lo scopo dell'associazione – si legge nello statuto – è consolidare, secondo lo spirito degli ideali di Garibaldi e di Mazzini, lo stretto legame esistente fra coloro che ebbero l'onore di indossare in combattimento la gloriosa camicia rossa, patrimonio dell'umanità e coloro che volontariamente hanno combattuto per la libertà della propria patria o per quella di altri popoli oppressi». Uno scopo nobile, senz’altro, ma se tutte le camicie rossse sono decedute, risulta difficile creare legami con i pochi reduci ancora in vita della cosiddetta «Divisione Garibaldi» di stanza in Montenegro nella seconda guerra mondiale. Sono almeno 50 le associazioni, federazioni e unioni dedicate ai combattenti di guerra a cui il ministero della Difesa eroga continui finaziamenti, soldi che attinge dal proprio bilancio. Il tutto a 70 anni suonati dalla fine dell’ultimo conflitto bellico. Tanto per fare un esempio, a inizio 2013, l’allora ministro della Difesa Giampaolo Di Paola firmò un decreto con cui venivano distruibuiti 674 mila euro a 16 enti. Un contributo da 67.950 euro è stato dato all’Associazione nazionale combattenti e reduci, 57.800 euro per la Federazione italiana volontari della libertà, 10.800 per l’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini e 10.750 euro per l’Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna. Sono passati già 40 anni dalla morte del dittatore Francisco Franco, con cui venne decretata la fine del suo regime filofascista, eppure la spending review non ha cancellato l'ente pensato per sostenere gli antifranchisti. Dalla ritirata degli italiani dalla campagna in Russia sono trascorsi invece 72 anni. Però ancora oggi sopravvive l’Unirr (Unione nazionale italiana reduci di Russia). Sempre spesate dal dicastero della Difesa troviamo l'Opera nazionale per i figli degli aviatori (Onfa), nata nel lontano 1937 per «la cura morale e materiale degli orfani del personale militare aeronautico». Il termine «aviatore», ormai da anni sostituito con «pilota», già di per sé dà l’idea di un passato ormai remoto. Se poi si considera che esiste anche l’Associazione nazionale famiglie caduti e mutilati dell’Aeronautica, con scopi e finalità identiche all’ente più anziano, l'esistenza dell'Onfa sembra essere ancora più superflua. Ci si chiede anche quanto sia utile l’Associazione nazionale «Nastro Verde», un ente che ha il solo scopo di riunire gli appartenenti alle Forze armate italiane, in servizio e in congedo, insigniti della «medaglia mauriziana», riconoscimento istituito nel 1839 dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia. Un vero enigma, invece, l’Associazione eserciti e popoli, che dovrebbe avere sede a Bracciano, ma di cui nemmeno su internet si trova traccia di un sito internet o di uno statuto. Un sapore più «mistico» hanno invece l’Associazione dei Cavalieri italiani del Sovrano militare Ordine di Malta e l'Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano. Il primo, di gran lunga più conosciuto del secondo, si ispira alla difesa della fede e il servizio ai poveri e ai sofferenti. L’Ordine di Malta, guidato dal 79esimo Gran Maestro Fra’ Matthew Festing, è «un ordine religioso laicale, tradizionalmente militare, cavalleresco e nobiliare – si legge sullo statuto – ha un proprio ordinamento giuridico, rilascia passaporti, emette francobolli e batte moneta». L’Ordine militare marinaresco dei Cavalieri di Santo Stefano, invece, è stato istituito nel 1951 da Cosimo I «per liberare il Mediterraneo dei Barbareschi e ridare sicurezza alla navigazione». La domanda, a questo punto, nasce spontanea: «Chi ci libererà dagli enti inutili, ridando sicurezza alle finanze pubbliche?».
Dalla Difesa soldi ai garibaldini
Sovvenzioni ai "reduci" dei Mille, agli ordini cavallereschi Fondi anche ai combattenti antifascisti nella Guerra di Spagna
