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"Il marcio a Palazzo Chigi? Lo hanno scoperto le Iene"

Una "gola profonda" rivelò il meccanismo

«È uno dei casi più clamorosi e in un certo modo tragicomici, per i personaggi coinvolti e i retroscena da commedia all'italiana, di cui mi sia occupato in undici anni di Iene». Filippo Roma è l'inviato della trasmissione che per prima, ad aprile, ha acceso i riflettori sulla vicenda delle presunte «bustarelle» circolate nel cuore di Palazzo Chigi. Un'intervista a volto e voce oscurata a una gola profonda che, con accuse circostanziate anche se anonime, da ex dipendente delle società accusate di oliare i dirigenti della Presidenza puntava il dito contro il «sistema» che l'aveva offesa e disgustata. Adesso quelle accuse sono finite dritte nei decreti di perquisizione con la Guardia di Finanza si è presentata anche a Palazzo Chigi. Nelle carte si può leggere anche il nome di una donna che, con le sue dichiarazioni, ha dato il là agli approfondimenti in corso.     Come sono arrivate le Iene alle rivelazioni sugli appalti a Palazzo Chigi? «Ad aprile siamo entrati in contatto con una persona che diceva di essere a diretta conoscenza di come avrebbe funzionato il presunto meccanismo tangentizio, ci ha parlato di denaro in cambio di appalti al presunto corruttore. Ovviamente prima di credere alla fonte ho fatto i miei accertamenti».     Vi ha portato delle prove, delle cifre? «Sì, una nota spese che si riferiva a giugno 2012, fogli nei quali erano segnati i dipendenti di Palazzo Chigi che secondo lui sarebbe stati a libro paga per un certo numero di anni. Ci ha mostrato il nome di un funzionario ora in pensione che in quel mese avrebbe ricevuto 2000 euro, un altro però - che autorizzava il pagamento delle fatture - secondo la fonte avrebbe preso 600.000 euro. E poi altri due personaggi che avrebbero ricevuto entrambi 480.000 euro. Anche tutti e tre questi ultimi casi, la fonte si riferiva al singolo mese».     Anche sul famoso pianoforte che sarebbe stato recapitato a domicilio di Massimo Schettini da parte dei Biancifiori avete fatto verifiche? «Sì, quello ci è sembrato uno scambio strano e abbiamo fatto le verifiche, anche se ci è stato risposto che si trattava di un prestito. Invece non mi aveva parlato delle assunzioni di figli e parenti per come emergono nelle carte».     E delle presunte buste partite da Biancifiori per dipendenti Mediaset, La7 e Infront? «Di quelle non ci aveva parlato, siamo rimasti concentrati su Palazzo Chigi».     Lei è stata contattato dalla procura? «No».     Ha cercato di capire perché questa persona vi aveva cercato? «Mi ha spiegato che voleva vuotare il sacco dopo quello che aveva visto, perché in alcune occasioni aveva anche assistito alla consegna di questi soldi e ne era rimasta schifata. Temeva ripercussioni nei suoi confronti visto che, a suo dire, era già stata minacciata».     Da Palazzo Chigi dopo i vostri servizi hanno battuto un colpo? «La ministra Boschi ha preso posizione dicendo che cose del genere non devono più succedere e che le gare non potranno più essere decretate».     E voi preparate una seconda puntata? «Purtroppo non siamo in onda, se no avremmo fatto sicuramente un ritorno!».     È sorpreso da quanto sta emergendo dalle carte? «In undici anni di Iene uno si abitua a tutto, ma certo una cosa del genere proprio nel cuore di Palazzo Chigi io la trovo clamorosa. Direi che a suo modo è il caso più clamoroso e forse senza precedenti di cui mi sia occupato, purtroppo anche uno dei più tragicomici. Per certi versi abbiamo personaggi da commedia all'italiana, dal presunto corruttore 'Scarface' in giù...».

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