L'INCHIESTA

Dai pianoforti agli scooter. Tutti i regali per i "lavori"

Le carte dell’inchiesta L’elenco dei favori ai presunti corrotti nelle emittenti televisive

Bustarelle, regali, assunzioni a dipendenti e dirigenti, nel privato e nel pubblico. In cambio appalti, un aiuto nel gonfiare le fatture. L'affresco che emerge dai decreti di perquisizione con cui ieri la Finanza si è presentata negli uffici di Rai, Mediaset, La7, Infront e Presidenza del Consiglio è a tinte forti. A partire, ovviamente, dal mercato delle vacche che si sarebbe consumato intorno a Palazzo Chigi fino ad tempi recentissimi. Risplende, ovviamente, il pianoforte da 6.000 che i fratelli Biancifiori, insieme ai loro collaboratori, sono accusati di aver recapitato direttamente a casa di Massimo Schettini. Funzionario di della Presidenza del Consiglio, Schettini - come Responsabile Unico del Procedimento per l'espletamento della gara vinta nel 2009 dalla «DI AND LIGHTING AND TRUCK» di David Biancifiori per l'assistenza tecnica sugli impianti audio-video presso la Presidenza del Consiglio - avrebbe apposto la propria firma di regolare esecuzione dei lavori sorvolando su fatture gonfiate o che facevano riferimento a servizi mai forniti. In cambio, oltre alla consegna del piano già svelata da un servizio delle "Iene", avrebbe ricevuto anche buoni benzina, un IPAD, telefoni cellulari e il rifacimento a spese di Biancifiori dell'impianto elettrico di casa. A Roberto Gasparotti, invece, curatore dell'immagine di Silvio Berlusconi portato dall'ex premier a Palazzo Chigi come dirigente, per conto di David e Danilo Biancifiori sarebbero stati consegnati denaro, un container e un ciclomotore per la figlia. In cambio, avrebbe avallato anch'egli la «sistematica emissione di fatture gonfiate» nell'ambito dell'esecuzione del contratto stipulato nel 2009 dopo la gara vinta dalla «DI AND LIGHTING, poi DI.BI. TECHNOLOGY». Gasparotti però avrebbe anche avvallato il "pilotaggio" della gara stessa. Con le stesse accuse è indagato anche Giovanni Mastropietro, direttore della fotografia di Berlusconi premier a Palazzo Chigi, che avrebbe come pubblico ufficiale ottenuto (oltre a somme di denaro) anche l'assunzione presso società del gruppo Bianciforte dei tre nipoti, del fratello, della figlia e del nipote di una persona a lui legata. Somme di denaro sarebbero state erogate anche a Maurizio Papitto, che seppur rivestendo l'incarico di Responsabile dei servizi informatici di Palazzo Chigi si sarebbe recato - stando al decreto di perquisizione - addirittura presso la sede operativa delle società di Biancifiori per svolgere «un'attività di studio e collaborazione precedente l'emissione del bando di gara volta a conformare il bando e il relativo capitolato alle caratteristiche e alle peculiarità aziendali della «DI AND LIGHTING AND TRUCK». Antonio Ragusa infine, dal 2009 al 2013, in qualità di Capo del Dipartimento per le Risorse Strumentali avrebbe chiuso un occhio sulle fatture gonfiate e altre presunte irregolarità in cambio di vacanze in resort di lusso e biglietti aerei.     VICEDIRETTORE RAI Tra gli indagati della procura di Roma, per corruzione e turbativa d'asta, figura anche Maurizio Ciarnò, Vicedirettore Rai con delega specifica alla produzione dei grandi eventi. Gli imprenditori sono accusati di avergli versato somme di denaro in contanti perché violasse i suoi doveri d'imparzialità come incaricato di pubblico servizio «in tutti i procedimenti in cui erano interessate società dei Biancifiori». È accusato - in base al decreto di perquisizione - di aver rivelato il capitolato tecnico prima delle indizione delle gare e di aver comunicato le offerte «prima degli altri competitors». I reati cui gli inquirenti cercano riscontro tramite le perquisizioni di ieri si sarebbero consumati tra il 2011 e il 2014. Nel mirino anche Ivan Pietri, direttore della fotografia Rai, accusato di corruzione. Dall'alto del suo ruolo, e per gare non specificate nei decreti. avrebbe favorito i Biancifiore anche in cambio dell'assunzione della moglie in un'azienda loro riconducibile. Spunta inoltre il nome di Stefano Montesi, dipendente Rai e responsabile della supervisione tecnica del Festival di Sanremo nel 2013, per «atti contrari ai doveri d'ufficio» compiuti - secondo le ipotesi dei pm - in quello stesso anno in cambio di denaro. E poi Dario Savoretti, il cui ufficio a Saxa Rubra è stato perquisito per cercare riscontri all'ipotesi che - in qualità di production manager Rai per il semestre della Presidenza Italiana del Consiglio UE - abbia accettato somme di denaro in contanti e l'assunzione dei due figli presso società riconducibili a Biancifiori. In cambio, nel 2013, avrebbe comunicato in anticipo il capitolato tecnico prima delle indizione formale di alcune gare. A Cesare Quattrociocche, invece, padre dell'attrice Michela e suocero di Aquilani, sarebbero andate somme di denaro e sarebbe stata messa a disposizione "tecnologia" in occasione del matrimonio della figlia.     MEDIASET RAGGIRATA Mediaset, invece, finisce in un vero e proprio raggiro che sarebbe stato organizzato da Biancifiori con i vari dirigenti aziendali. La tecnica sarebbe stata sempre la stessa: le aziende affidavano lavori al gruppo imprenditoriale, il quale emetteva fatture riportando importi molto più alti di quelli previsti dai contratti. Così, avrebbero diviso il surplus con i vari dirigenti societari. In Mediaset, per esempio, David Biancifiori «in concorso con i dipendenti» dell’azienda di Berlusconi: «Giovanni Mastropietro, Roberto Priora, Sabrina De Capitani di Vicemercate, Giorgio Brambilla, Davide Fabris, Pietro Fibra, Andrea Fantauzzi, Franco Fratus e Massimo Pascucci» si sarebbe «appropriato a più riprese di ingenti risorse economiche appartenenti alle società Reti televisive italiane spa, Videotime e Fascino produzione gestione teatro», ottenute «mediante la sovrafatturazione da parte delle società del gruppo Biancifiori». Il denaro così accumulato, sarebbe stato spartito con i dipendenti indagati.     LA7 DERUBATA Anche a La7 stessa cosa: con i funzionari «del gruppo, Sergio Pascarella, Roberto Innocenzi e Alberto Clavarino», Biancifiori si sarebbe appropriato «di ingenti risorse economiche delle società La7 srl e Telecom Italia media spa, ottenute mediante la sovrafatturazione da parte delle società del gruppo Biancifiori, le quali emettevano sistematicamente, nel corso dell’esecuzione degli appalti ad esse affidati, fatture relative a servizi e forniture mai prestate e comunque con importi superiori a quelli dovuti, per poi spartire l’illecito surplus di guadagno con i citati dipendenti del gruppo La7».     INFRONT MANGIASOLDI I dipendenti Claudio Cavallotti e Sergio Colicchio, si sarebbero intascati denaro dietro il sistema delle sovrafatturazioni. Stando al capo d’imputazione, i due, «nella qualità di dipendenti della Infront Italy srl e deruta 20 srl e comunque di soggetti che avevano la disponibilità a effettuare pagamenti per conto delle citate società, si appropriavano di somme di denaro, appartenenti alla Infront e Deruta, mediante il pagamento di denaro per fatture sovradimensionate nel loro ammontare, emesse da società riconducibili al gruppo Biancifiori, somme in parte restituite a Cavallotti e Colicchio».     FATTURE FALSE Il salvadanaio per pagare le tangenti, invece, si nasconderebbe in un intricato sistema di false fatturazioni per operazioni inesistenti. Gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, hanno ricostruito – ad oggi – ben 9 società che avrebbero collaborato con il gruppo Biancifiori affinché ci fosse un giro di «fatture false» che avrebbe consentito di creare le provviste di denaro per pagare le tangenti.

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