Dopo il ferimento di al Baghdadi è la volta del numero due dell'Isis, che ieri sarebbe stato ucciso da un raid della coalizione nel nord dell'Iraq. Abd al-Rahman Mustafa al-Qaduli, noto come Abu Alaa al-Afri, secondo un comunicato del ministero della Difesa iracheno, si trovava a circa 50 chilometri da Mosul, sulla base di precise informazioni d'intelligence. Oltre ad al-Afri, nel raid guidato dagli Stati Uniti sarebbero stati uccisi molti altri esponenti del gruppo terroristico riuniti nella Moschea dei Martiri nella zona di Tal Afar. Quello che era stato disegnato come il successore del Califfo, quindi, sarebbe stato fatto fuori riaprendo la partita per la leadership dello Stato islamico. Da giorni, infatti, circolava la notizia di un cambio al vertice dell'Isis, dovuto al presunto ferimento di Abu Bakr al-Baghdadi, di cui al momento non si hanno conferme. Alcune voci lo vorrebbero addirittura morto la settimana scorsa in un ospedale israeliano, non meglio identificato. Altre versioni, invece, ritengono che il califfo sia stato ferito non durante un raid della coalizione, bensì messo fuori gioco dai suoi stessi luogotenenti che avrebbero preferito al-Afri alla conduzione dello Stato islamico. A questo punto, però, questa ipotesi potrebbe essere scartata se la sorte del professore di ginnastica fosse confermata. L'Isis, infatti, già dopo il presunto ferimento di al-Baghdadi sarebbe in mano ad una sorta di Consiglio che tra i suoi compiti aveva anche quello di nominare l'erede al trono. Al Afri, già vice-califfo, era la figura ideale. Ora qualcosa potrebbe essere cambiato. Il governo iracheno, per dare credibilità alla notizia, ha anche pubblicato un video in cui si vedono le immagini del raid ripreso dall'alto. Washington, però, non ha confermato la notizia della morte di Abu Alaa al-Afri. Almeno secondo quanto riferito ieri in serata dalla tv irachena al-Hurra, finanziata dal Congresso Usa, che ha citato una fonte del Dipartimento di Stato la quale ha detto di essere al corrente della notizia, ma di «non essere in grado di confermare l'uccisone» di al-Afri. Un altro giallo, quindi, che coinvolge i quadri dirigenziali del Califfato. Il tentativo di neutralizzare i vertici dell'Isis, così come fatto per Al Qaeda, sarebbe stato portato avanti con un'operazione congiunta tra humint sul terreno e forze militari. Se i due leader sono realmente fuori gioco si riapre la lotta alla successione per la guida del Califfato. Tra i papabili c'è l'attuale portavoce dello Stato islamico Abu Mohamed al-Adnani, ritenuto il siriano più potente all'interno dell'Isis. Anche lui è stato catturato dagli americani, trascorrendo un lungo periodo in prigione. Intanto nelle settimane scorse il Dipartimento di Stato americano ha inserito il nome di al-Adnani e quello di al-Afri nella lista dei terroristi più ricercati, offrendo una taglia di 5 milioni per il primo e 7 per il secondo. Al-Afri, di etnia turkmena, è nato nel 1957 o nel 1959 a Mosul, in Iraq, e a 50 km dalla sua città natale, nella zona di Tal Afar. Nel 2004 si sarebbe unito ad Al Qaeda diventando prima vice comandante e poi leader dell'organizzazione a Mosul. Era stato catturato e poi rilasciato nel 2012 quando si è unito all'Isis.
«Eliminato il vice del Califfo» Ma gli Usa non confermano
Francesca MusacchioDopo il ferimento di al Baghdadi è la volta del numero due dell'Isis, che ieri sarebbe stato ucciso da un raid della coalizione nel nord dell'Iraq. Abd al-Rahman Mustafa al-Qaduli...