Attualità

Renzi scopre il conflitto d’interessi ma si dimentica dei suoi ministri

Dal padre banchiere della Boschi alle aziende di famiglia della Guidi

Conflitto sì, ma che almeno valga per tutti. Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, in una intervista al Corriere della Sera, ieri, ha tirato fuori il conflitto d’interessi dicendo che il governo lo porterà in «Aula nelle prossime settimane. Ora - ha spiegato - è in Commissione, chiederemo la calendarizzazione entro giugno». La mossa è politica tanto che la stessa Boschi, oltre a Silvio Berlusconi, ha dato pure una bacchettata alla minoranza Pd, avvertendo che «se alcuni dei nostri ex leader o ex premier avessero messo la stessa tenacia che hanno messo negli ultimi tempi sui dettagli della nuova legge elettorale, per abolire il Porcellum o per avere finalmente una legge sul conflitto di interessi ci saremmo risparmiati molte fatiche». Nel discorso della Boschi sul conflitto d’interessi (con lo sguardo rivolto a Berlusconi) c’è una vistosa dimenticanza: quella sui conflitti d’interessi della propria parte. Cominciando da lei, come le ha ricordato su Twitter, Giorgia Meloni, con ironia: «Conflitto di interessi: brava Boschi, è priorità. Come nel caso del padre di un ministro, vicepresidente di una banca che trae benefici dalle leggi del governo». Fabiana Dadone, dei 5 Stelle, ha rincarato la dose: «Il ministro Boschi farebbe bene a pensare ai propri conflitti d’interessi. È stata lei ad apporre la questione di fiducia sul decreto Banche popolari che riguardava anche Banca Etruria, di cui il padre del ministro era all’epoca vicepresidente. Banca Etruria, per altro, nelle scorse settimane è stata commissariata da Bankitalia». Oltre che per la Boschi, lo scorso anno, il tema del conflitto di interessi venne sollevato, dalle opposizioni, anche verso altri due esponenti del Governo, il ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi ed il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, un passato in Legacoop che aveva fatto allarmare Renato Brunetta, dopo la nomina, perché «al ministero del Lavoro c’è una direzione che vigila su tutto il patrimonio cooperativo». Quanto al Ministro Guidi, la Ducati Energia, azienda della famiglia, lavora con diverse realtà industriali pubbliche e con alcuni enti locali. Il ministro Delrio, lo scorso anno, quando ancora era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a una domanda sul tema rispose che non si corrono rischi, perché il governo sarà «rigoroso» e «tutti gli atti che potranno avere un potenziale conflitto d’interessi di Guidi e Poletti verranno esaminati dal presidente del Consiglio personalmente». Insomma, fidatevi del Governo e soprattutto di Renzi. Sulla Guidi - che dopo la nomina si è dimessa da tutte le cariche aziendali e dagli incarichi ricoperti - a marzo dell’anno scorso l’Antitrust ha ritenuto non sussistere alcuna situazione di incompatibilità nella carica di governo ricoperta, secondo la normativa in materia di risoluzione dei conflitti di interesse. Quella vigente ovviamente. E qui sta il punto, visto che Berlusconi, con le normative vigenti sul conflitto di interessi, ha fatto il Presidente del Consiglio. Qui sta il punto perché la domanda è: come vorrà cambiare la normativa il Governo Renzi, contra personam, cioè pensando solo a Berlusconi e non ai propri eventuali conflitti di interesse? In Italia, si sa, ognuno vede i conflitti degli altri ma mai i propri e per questo occorrerà leggerla a fondo la legge che il governo proporrà in via definitiva. Per evitare sorprese. Hai visto mai che finiscano col rottamare solo i conflitti e gli interessi di Berlusconi. Dal Nazareno al Golgota.

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