«Come commento Dallas? Allo stesso modo dei rapimenti delle bambine in Nigeria, poi violentate. Azioni infami, terribilmente violente, fatte contro persone inermi, pensando che perché uno ha fatto una vignetta offensiva verso Maometto questo giustifichi una strage. Bisognerebbe capire che non c’è nessuna provocazione. Questi signori hanno bisogno di seminare il terrore sugli aspetti più civili della nostra società». E ancora: «Se quella mostra andava fatta? Certo, qualsiasi mostra. Con la matita si può fare quello che si vuole. Se non fossero stati colpiti i disegnatori sarebbero state attaccate, ripeto, le bambine violate in Nigeria o altri: i fanatici hanno bisogno di forme in cui poter esercitare violenza». A margine della presentazione della sua mostra personale «Sergio Staino. Satira & Sogni» (quasi 40 anni di lavoro, alla Pelanda capitolina fino al 23 agosto), Staino risponde così alle domande incalzanti della stampa per una sua opinione sulla sparatoria in Texas a gara di vignette su Maometto all’ombra dell’Isis. Difendendo a spada tratta la categoria dei disegnatori. «Dire: giuro che non disegnerò più Maometto mi sembra scemo. Ma sono un po’ scemi quelli di Charlie Hebdo, non carichiamoli troppo. Non capisco quell’autore che l’ha detto (il riferimento è al disegnatore Luz scampato all’attentato del 7 gennaio a Parigi, ndr). Maometto lo si disegna o no se si ha qualcosa da dire. Non capisco la satira fatta a tavolino», ha proseguito il vignettista padre di Bobo, celebre firma della satira di sinistra. E, riferendosi al mondo dopo Charlie, ha aggiunto: «Un fatto così ci fa inferocire di più contro i fondamentalisti islamici. E ci insegna che la laicità è un bene prezioso», ammettendo, senza peli sulla lingua (come pure fa, per la verità, quando parla del sindaco di Roma Marino: «Ero contrario alla sua candidatura, non ci si può improvvisare sindaco provenendo dalla società civile. Ha fatto errori, ma molte cose sono state strumentalizzate e ora lo difendo»): «La solidarietà è convinta, ma le vignette di Charlie Hebdo erano francamente molto brutte». Rimarcando: «La satira nasce quando si vede che la società si allontana molto dai sogni. Deve essere intelligente, sapere su quale i mettere i puntini». Sul termine «sogni» di certo, «tanti», parafrasando la sua esposizione. «Il mio più bello? Vivere in una società di eguali».
"Sono infami, con la matita si può fare ciò che si vuole"
Sergio Staino commenta la violenza in Texas: "Una vignetta non giustifica mai una strage"
