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Scuola, Giannini: "Sciopero politico". Ma la minoranza Pd manifesta in piazza

Civati e Fassina protestano. Il premier si dice "in ascolto" e lancia la metafora calcistica: "Un derby tra chi fa e chi si crogiola nella protesta"

Un fiume di commenti per lo sciopero che sta andando in scena oggi sul tema scuola con migliaia di studenti, insegnanti, lavoratori e sigle sindacali in piazza per protestare contro la riforma del governo Renzi in sette città d'Italia. Nonostante le critiche e le dure contestazioni di piazza, il Governo non sembra voler fare neppure un passo indietro anzi il premier Matteo Renzi lancia una delle sue metafore calcistiche parlando di un "derby in corso tra chi fa e chi si crogiola nella protesta". Ciò nonostante si dice comunque pronto ad ascoltare le ragioni di protesta. Il tutto mentre diversi esponenti della minoranza del Pd, dopo aver strappato ieri votando contro la riforma della leggere elettorale, oggi sono insieme ai manifestanti. Tra gli altri ci sono Fassina e Civati. Ma nemmeno la fronda interna sembra intenerire l'esecutivo che con il sottosegretario Davide Faraone ribadisce: "Sul ruolo del dirigente scolastico il governo non torna indietro. Abbiamo rafforzato sì il ruolo del collegio dei docenti e del consiglio d'istituto, ma il ruolo del preside-sindaco non è in discussione". Di diverso parere è invece il parlamentare Pd Pippo Civati, in piazza a Roma, secondo il quale "questo è uno sciopero non politico, perché la politica non rappresenta più nessuno, perché il Pd ha tradito i suoi impegni elettorali e ha fatto una riforma della scuola lontanissima dalla nostra cultura politica". Con lui anche Stefano Fassina, che, riferendosi ai presidi, sostiene che "la scuola non può essere una caserma con un capo che comanda". L'unico segnale che finora può essere visto come apertura viene dal presidente del Senato Piero Grasso: "C'è la disponibilità del Senato a sentire i docenti che oggi hanno scioperato. Perché per la buona scuola - ha aggiunto - serve un confronto positivo per arrivare a soluzioni possibilmente condivise. La scuola è dei docenti e dei ragazzi ed è il futuro del Paese".     Giannini: "Sciopero politico" Il ministro Giannini, in una intervista al Quotidiano nazionale, ha definito lo sciopero "politico", "senza presupposti" e legato a "strategie elettorali", accusando i sindacati di essere su "posizioni antiche". In una intervista a Radio 24, questa mattina, ha poi sottolineato che, se da sette anni non c'era uno sciopero generale del comparto, è perché "da sette anni non ci si occupava di scuola per cambiarla". Il ministro ha poi parlato della mancata assunzione degli idonei usando una metafora: "Una cosa è avere la patente, una cosa è acquistare la macchina", precisando che "non hanno vinto un concorso". Mentre riferendosi agli sgravi fiscali per le famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie, ha affermato che "equivale a riconoscere la libertà educativa".     Renzi, derby tra chi fa e chi si crogiola in protesta. "L'obiettivo è dire che siamo a un bivio: da un lato quelli che protestano soltanto, lamentano, fanno l'elenco delle difficoltà. In alcuni casi hanno ragione, non possiamo dire che va tutto bene e raccontare barzellette. Ma loro sono destinati a crogiolarsi nelle loro proteste" mentre dall'altro lato c'è chi "fa le cose". Lo dice Matteo Renzi. "Oggi abbiamo il coraggio di rimettere in moto le energie migliori partendo dalla scuola. Ci sono tante persone che protestano: qualcuno dice che protestano sempre ma noi ascoltiamo le protesta, è giusto affrontarla ed entrare nel merito", aggiunge Renzi. "Abbiamo intrapreso il percorso di grandi Riforme e andremo avanti con testa dura", dice il presidente del Consiglio. "Abbiamo tenuto la promessa della legge elettorale varata ieri e andiamo avanti su questa strada".     Sindacati sul piede di guerra In corteo a Roma anche Susanna Camusso, segretario della Cgil: "Si trasforma la scuola in una scuola che vale solo per quelli che hanno condizioni agiate, mentre invece il grande tema è quello di una scuola pubblica che contrasti la dispersione". Furlan della Cisl, in piazza a Milano, ha detto che "questa riforma l'ho letta bene, non mi piace", mentre Barbagallo, della Uil, ha affermato che la scuola italiana "non ha bisogno di podestà", ma di essere "pubblica, libera e democratica". "Sarà il più grande sciopero della storia della scuola italiana - sottolineano i Cobas che manifestano autonomamente sotto la sede del ministero dell'Istruzione - è la prima volta che i sei principali sindacati scioperano insieme".

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