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Prima Calipari, ora Lo Porto Gli Usa colpiscono ancora

Ucciso per errore l’italiano rapito in Afghanistan

L'obiettivo sarebbe stato quello di colpire due importanti leader di Al Qaeda. In quel compound, però, oltre ai terroristi c'era anche un ostaggio italiano rapito dai terroristi nel 2012 in Pakistan. Giovanni Lo Porto, il cooperante di Palermo, è stato ucciso dal fuoco amico in una zona al confine tra Pakistan e Afghanistan, dove i droni americani avrebbero colpito durante lo strike del 28 gennaio. La notizia dell'uccisione, però, è arrivata in Italia solo in seguito. Per la conferma che si trattasse proprio di lui sono occorsi mesi: il tempo necessario per avere l'esito degli esami sul Dna sui resti di un compagno del cooperante che si trovava con lui nel compound. E ieri, un comunicato della Casa Bianca ha confermato la notizia. L'ostaggio americano si chiamava Warren Weinstein. Sconcerto, rabbia e dolore sono esplosi immediatamente. Il raid degli Stati Uniti, però, non sarebbe stato un errore. In quel compound dovevano esserci solo talebani e non ostaggi. Fonti de Il Tempo riferiscono che proprio quel 28 gennaio scorso un drone della Cia ha colpito nella zona di Shawal, una regione tribale del Pakistan, ripida e boscosa, a lungo roccaforte per i vari gruppi armati di talebani. L'obiettivo era Ahmed Farouq, un cittadino statunitense leader di Al Qaeda. Adam Gadahn, altro americano divenuto un importante esponente del gruppo terroristico. La missione era urgente, perché proprio i due, secondo informazione dell'intelligente americana, stavano progettando un attentato negli Stati Uniti. Nell'operazione sono morti anche un ostaggio americano, il 72enne Warren Weinstein, e il capo qaedista Ahmed Farouq. In un altro raid nella zona è morto l'ex portavoce di Al Qaeda, Adam Gadahn. A questo proposito, però, la Casa Bianca ha precisato che «nessuno dei due erano stati presi di mira e non c'erano informazioni che indicassero la loro presenza sui siti di queste operazioni». Da subito, invece, gli americani hanno avuto la certezza che in quel raid erano morte anche altre persone, probabilmente sette in tutto, tra cui alcuni stranieri. Giovanni Lo Porto era finito in mano ad Al Qaeda, dopo essere stato preso il 19 gennaio del 2012 probabilmente al confine tra Pakistan e Afghanistan. Tre anni di silenzio, durante i quali si sono perse completamente le tracce del cooperante che lavorava per la Ong tedesca Welt Hunger Hilfe (Aiuto alla fame nel mondo). Dopo il sequestro, avvenuto in una zona molto complessa in mano ai talebani pakistani, come il gruppo Jaish-i-Mohammad and Lashkar-i-Jhangvi, di lui non si è saputo più nulla. Neanche la trattativa per il pagamento di un riscatto sembra essere mai decollata. Lo Porto è stato rapito mentre rientrava a Multan. In sua compagnia, al momento del sequestro, anche il cooperante della stessa Ong tedesca, Bernd Johannes Muehlembeck. I due stavano lavorando alla ricostruzione dell'area colpita da una violenta alluvione avvenuta nel 2011. Lo Porto, forse, potrebbe anche essere stato venduto ad altri gruppi jihadisti che operano nella stesa zona, fino ad arrivare nelle mani di Al Qaeda. Il TTP, principale movimento armato anti-governativo, ha più volte negato un suo diretto coinvolgimento nel rapimento dei due europei. La notizia della sua morte sarebbe rimasta un mistero anche per la nostra intelligence e per il governo, che ne avrebbero avuto notizia solo dopo l'esito degli esami del Dna.

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