Gli imputati nei vari processi di Norimberga, spogliati dagli orpelli e dalle divise naziste, apparvero ai cronisti dell'epoca spauriti, nevrotici, senza traccia della tracotante baldanza del passato. La scrittrice Hannah Arendt descrisse questa sensazione anni dopo, durante il processo ad Adolf Eichmann, usando l'espressione «Banalità del male» che sintetizzava alla perfezione la paradossale stranezza nel constatare che i mostri, responsabili del massacro di milioni di persone, avevano un aspetto affatto mostruoso, solo drammaticamente normale fino a sconfinare, appunto, nella banalità. Con le dovute proporzioni questa sensazione è ricorrente anche oggi; la cronaca ci racconta di tante banalità del male, declinandole in modi e in contesti diversi ma sempre con lo stesso comun denominatore di follia, odio e rabbia proveniente dall'uomo della porta accanto, quello che «saluta sempre» e veste distinto. La diffusione globale del web, il proliferare dei social network, l'aumento esponenziale dei loro utenti ha concesso, anche al cittadino medio di avere una cassa di risonanza, di trasferire a una platea allargata i pensieri che una volta limitava al bar, all'ufficio, alla famiglia riunita a tavola. L'involuzione a sfogatoi di questi spazi è stata rapida come il fuoco sulla carta. Opinioni urlate anti qualcosa o anti qualcuno, minacce e insulti, sono diventati più norma che eccezione e vengono spesso da gente comune, stimati professionisti, madri e padri di famiglia che davanti a una tastiera si trasfigurano inveendo contro l'universo. Il tragico naufragio del Canale di Sicilia non ha fatto eccezione ed ha solleticato la pancia degli odiatori di professione, soprattutto di quelli che vedono nell'immigrazione la madre di ogni guaio italico. La palma per il commento più squallido l'ha vinta un «intermediario agente di assicurazioni appassionato di politica che ama sciare e giocare a tennis, sposato con una donna meravigliosa e padre di due magnifici figli» (così si definisce sul suo profilo twitter). Questo signore, che non merita di essere nominato, è assurto a sinistra gloria, anche per i vari screen shot, tra cui quello di Selvaggia Lucarelli, che immortalavano il tweet in cui augurava «buon appetito» ai pesci del Mediterraneo che si sarebbero cibati di «chi toglie il lavoro a noi italiani». Non è da meno la signora che, sempre da Twitter, si definisce «vecchia pensionata e curiosa» e che alle 10.37 accoglie la notizia della strage con questo cinguettio: «Non ci credo...troppo bello per essere vero». Per tutta la mattinata di ieri, prima del salvifico intervento degli amministratori dei siti che hanno ripulito quest'immondizia, immortalata però, a futura memoria, da foto e screen shot, è stato un berciare di «se la sono cercata», «troppo pochi», «stessero a casa loro», «così imparano», «un'altra volta non ci riproveranno», «grazie Mediterraneo», «FINALMENTE qualche buona notizia», «Ormai questi o affondano o si buttano a mare a vicenda. Sono contento». E poi insulti ai politici, soprattutto alla Presidente della Camera Laura Boldrini: «Sarà listata a lutto e pensare che se stavano a casa propria non succedeva nulla».
La follia viaggia su Twitter «Buon appetito ai pesci»
Frasi choc dopo la tragedia davanti alle coste della Libia
