( ...) da anni affermiamo che gli uomini del Settimo nucleo non sono colpevoli della «macelleria messicana», che già era stata compiuta quando entrammo in quella scuola. Noi non l’abbiamo vista, non vi abbiamo partecipato. Affermare che entrerei di nuovo in quell’edificio, significa solo dire che rifarei, altre mille volte, il mio dovere, quello che compio ogni giorno nel rispetto della legge. Noi non siamo i colpevoli, ma per 14 anni a me e ai miei colleghi è stato portato via un pezzo di dignità. Ecco perché, insieme alla solidarietà per i manifestanti vittime delle violenze, colpa di cui mai un agente dovrebbe macchiarsi, aggiungo quella agli agenti che si sono visti imputare atti contrari alla legge. Sono rammaricato per il travisamento delle mie parole, ma non è giusto che a pagare siano anche quei colleghi che, magari con un semplice «mi piace» su Facebook, le hanno condivise. Voglio cogliere questa occasione per presentare le mie scuse alla famiglia Giuliani. Quanto scritto da me sul loro figlio è stata un’esternazione, ingiustificabile, scaturita dal brutto momento che siamo tornati a vivere dopo la sentenza di Strasburgo. Le mie parole su Giuliani sono state arroganti, intellettualmente scorrette. Ho perso un fratello di 15 anni e so cosa significa per una mamma sopravvivere al figlio. Sono sinceramente rammaricato. Infine mi rivolgo al ministro Alfano. Prenda nei miei confronti qualunque decisione riterrà opportuna, ma il giorno dopo venga a conoscere e a guardare negli occhi gli uomini del Reparto mobile. Non se ne pentirà. *Fabio Tortosa Assistente Capo della Polizia di Stato
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Gli errori alla Diaz e le mie ragioni che urlo da 14 anni