Totò Riina è stato assolto dall'accusa di essere il mandante della strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984. "E' stato assolto perché manca la prova piena che sia colpevole". Il legale difensore del boss, Luca Cianferoni, spiega ai giornalisti la sentenza di assoluzione. Una sentenza decisa "per non aver commesso il fatto", come letto dal presidente della Corte d'Assise Ettore Nicotra alla fine di una camera di consiglio durata circa un'ora e mezzo. Il pubblico ministero Angela Pietroiusti aveva chiesto per Riina l'ergastolo, come mandante unico della strage del 23 dicembre 1984, che portò alla morte di 17 persone e al ferimento di 267. "La magistratura non fa tanta angoscia al Paese quanto, ovviamente, la mafia, e, ovviamente, ancora di più, questi servizi segreti, che oggi sono il vero problema della giustizia penale di questi processi. Bisogna aprire gli armadi con questi scheletri", afferma Cianferoni. Ai giornalisti che gli chiedevano se si aspettasse questa sentenza, il legale ha risposto: "Sinceramente sì, perché ho creduto e credo di avere sempre un giudice davanti quando discuto: non c'era una prova che fosse una per essere chiamata prova. Non c'era nulla in questo processo. C'è da chiedersi il perché lo Stato ha sentito il bisogno una volta di più, di chiamare il parafulmine Riina in questa vicenda". "Alla fine questi processi rendono simpatici anche imputati difficili. Alla fine il convitato di pietra è lo Stato, che non fa una bella figura, nella sua parte cosiddetta di intelligence", afferma l'avvocato di Riina. "Non voglio fare dichiarazioni facili sulla figura delle vittime - ha concluso Cianferoni - che sono poi le vere persone che non parlano mai e che sono quelle sulle quali si è scaraventata la disgrazia di questi processi".
Strage del Rapido 904, Riina assolto
Salvo per insufficienza di prove. Il pubblico ministero, Angela Pietroiusti, aveva chiesto l'ergastolo come mandante unico della strage (SCHEDA) La Strage di Natale, il processo
