«Quel posto è l’origine di tutti i miei mali: è il Tribunale che mi ha rovinato». Sono parole d’odio quelle urlate da Claudio Giardiello ai carabinieri che bloccandolo lo disarmavano. La rabbia, l’assassino che due giorni fa ha compiuto una strage all’interno del tribunale di Milano, la covava da tempo. UNA STRAGE ANNUNCIATA Lo dimostra la denuncia presentata tre anni fa da un suo ex legale, Marco Eller Vainicher: «Mi ha più volte minacciato». Una mania di persecuzione sarebbe alla base della follia omicida. Lo stesso Vainicher sosteneva che l’uomo era convinto dell’esistenza di «un complotto ai suoi danni» che avrebbe coinvolto anche un suo parente. «Sono stato rovinato da mio nipote, stava sfasciando la società, odio i giudici che mi hanno pignorato la proprietà» avrebbe affermato l’assassino parlando ad un amico, Ermenegildo Gabrielli, presentandogli un porto d’armi sportivo e dicendogli: «Li ammazzo tutti». Un senso di vendetta che solo gli inquirenti potevano interrompere: «Grazie di avermi fermato. Avrei ucciso ancora e poi mi sarei suicidato» avrebbe esternato Giardiello ai carabinieri che nel sellino dello scooter hanno trovato l’arma del delitto e un altro caricatore, con 12 colpi. LE INDAGINI L’assassino si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato ha reso noto che l’uomo è ancora sotto shock, recluso in una cella di isolamento del carcere di San Quirico di Monza. Lo stesso penitenziario dove domani avverrà l’interrogatorio di garanzia. Al momento l’imputazione è per omicidio plurimo premeditato e tentato omicidio. Lunedì inizierà l’autopsia sul corpo delle tre vittime. Come abbia fatto ad entrare in tribunale resta un mistero. Forse ha approfittato della confusione all’ingresso del palazzo di giustizia o probabilmente ha utilizzato una delle tessere, simili a quelle degli avvocati, che i militari hanno trovato nel suo portafoglio e nel suo appartamento. Sicuramente non è entrato insieme al suo legale, Michele Rocchetti, che ha spiegato di aver incontrato l’assistito solo dentro il palazzo. A Milano è anche il giorno dei quesiti relativi alle falle nella sicurezza. A presidiare le entrate c’erano 16 guardie giurate. Non tutte erano armate. Il costo di un uomo dedito alla sicurezza privata si aggira intorno ai 13 euro, 20 se dotato d’arma da fuoco. Le società che si occupavano della sicurezza erano due: la All System e la Securpolice. La prima, che si occuperà anche dell’Expo, ha emesso un comunicato: «La persona imputata dei fatti ha avuto accesso dal varco di Via Manara che non è presidiato e in carico alla All System, ma di responsabilità di altra società». Dunque la Securpolice, che al momento non commenta l’accaduto. IL GIORNO DEL DOLORE Intanto Milano si stringe intorno alle famiglie delle vittime. È il momento del dolore. Sentimenti che trapelano dalla voce di Alberta Brambilla Pisoni, la madre di Lorenzo Claris Appiani, l’avvocato rimasto vittima del suo ex assistito: «Siate orgogliosi dell'alta dignità di questa professione forense così lui non sarà morto per niente». Mamma Alberta ricorda le parole del figlio: «Lo sai mamma che il nostro (l’avvocatura ndr ) è il giuramento più bello di tutti...Consapevole dell’alta dignità della professione forense e della sua funzione sociale...Le senti queste parole, mamma. Senza diritto, senza di noi, non ci sarebbe niente, non ci sarebbe lo Stato, non ci sarebbe la comunità, non ci sarebbe la famiglia».
"Avete fatto bene ad arrestarmi"
Le prime parole di Giardiello ai Carabinieri: "Avrei ucciso ancora". Al tribunale di Milano il dolore di colleghi e parenti delle vittime LEGGI ANCHE Alfano ancora nel tritacarne
