«Un atto di insensata brutalità». Così il Papa ha definito la strage del campus in Kenya. Bergoglio si dice «profondamente addolorato dalla perdita immensa e tragica di vite umane». «Il Santo Padre - si legge nel testo - assicura le proprie preghiere e la sua vicinanza spirituale alle famiglie delle vittime e al popolo kenyota in questo tempo di dolore. Affida le anime delle vittime alla infinita misericordia di Dio e prega per tutti coloro che sono in lutto affinché siano confortati nella loro perdita. In unione con tutte le persone di buona volontà di tutto il mondo, egli fa appello a tutte le autorità di raddoppiare gli sforzi al fine di lavorare con tutti gli uomini e le donne del Kenya per porre fine a questa violenza e salutare la luce di una nuova era composta di fratellanza, giustizia e pace». Preghiera per le vittime, condanna per il brutale gesto e «richiesta di conversione per i cuori che hanno perpetrato» la strage: così il Papa, in un telegramma inviato dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin al presidente della Conferenza episcopale del Kenya, cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi, per condannare lo sterminio di Garissa. «La furia jihadista» che ha ucciso in un campus del Kenya 140 studenti è stata evocata in serata davanti al Santo Padre in occasione della liturgia dell'Adorazione della Croce nella Basilica di San Pietro dal predicatore della casa Pontificia padre Raniero Cantalamessa, che ha fatto suo l'allarme di chi «ha avuto il coraggio di denunciare, da laico, la inquietante indifferenza delle istituzioni mondiali e dell'opinione pubblica di fronte a tutto ciò, ricordando a che cosa una tale indifferenza ha portato nel passato. Rischiamo - ha affermato il cappuccino - di essere tutti, istituzioni e persone del mondo occidentale, dei Pilati che si lavano le mani». «Pensiamo - ha suggerito - alle sofferenze dei singoli, delle persone con un nome e un'identità precise; alle torture decise a sangue freddo e inflitte volontariamente, in questo stesso momento, da esseri umani a un altri esseri umani, perfino a dei bambini». Il predicatore della Casa Pontificia ha evocato nella sua omelia anche l'eroismo «dei 21 cristiani copti uccisi dall'Isis in Libia il 22 febbraio scorso, che hanno avuto la forza di morire sotto i colpi, mormorando il nome di Gesù». Secondo il frate cappuccino, «Gesù ha vinto la violenza non opponendo ad essa una violenza più grande, ma subendola e mettendone a nudo tutta l'ingiustizia e l'inutilità. Ha inaugurato un nuovo genere di vittoria che sant'Agostino ha racchiuso in tre parole: "Victor quia victima" - Vincitore perché vittima».
«A Nairobi un atto di insensata brutalità, basta violenze»
«Un atto di insensata brutalità». Così il Papa ha definito la strage del campus in Kenya. Bergoglio si dice «profondamente addolorato dalla perdita immensa e tragica di vite umane». «Il Santo Padre...
