Lo Stato islamico arruola medici e infermieri. Almeno 100 operatori sanitari europei sarebbero già partiti per la Siria da Paesi come Francia, Inghilterra, Belgio e Germania. Il sospetto, però, è che tra questi potrebbero esserci anche 12 italiani. Foad Aodi, presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e della Comunità del mondo arabo in Italia (Co.Mai), parlando con Adnkronos ha rivelato che, secondo le sue informazioni, «sono almeno 60 i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari europei, soprattutto immigrati di seconda generazione, partiti per la Siria per aderire allo Stato islamico». Fonti de Il Tempo, però, aggiungono che il numero di infermieri e medici europei che hanno raggiunto il Califfato è molto più alto, quasi cento unità. Solo dall'Italia, spiegano ancora le fonti, sarebbero 12 gli operatori sanitari partiti per prestare la loro opera all'interno dei confini dello Stato islamico: 10 immigrati di seconda generazione e due italiani. Tra questi due sarebbero infermieri. Tutti, però, si sarebbero mossi utilizzando reti vicine ai network delle Ong umanitarie. Non si tratta quindi di foreign fighters, combattenti volontari, che si sono schierati tra le fila di Abu Bakr al-Baghdadi per imbracciare le armi. Quanto piuttosto di persone che si sono messe al servizio della jihad usando le proprie competenze professionale. Del resto, proprio dalle pagine patinate del primo numero di Dabiq, il magazine del terrore disponibile online, intitolato "Il ritorno del Califfato", i terroristi dell'Isis si erano presentati aprendo le porte al nuovo Stato attraverso una serie di articoli che iniziavano con la proclamazione del Califfato e la chiamata all'Hijrah, l'emigrazione verso lo Stato. Una chiamata a tutti i musulmani, tra cui ingegneri, studenti, specialisti e appunto medici, perché tutti servono alla causa. «Purtroppo mi sembra solo la punta dell'iceberg, visto che il numero riguarda soltanto delle partenze certe di cui abbiamo notizie», ha detto Aodi che ha ricordato l'importanza degli operatori sanitari per l'Is. «Il Califfato - ha spiegato - fa proselitismo fra la gente offrendo servizi socio sanitari ormai inesistenti sul territorio. E quelli sanitari sono i più richiesti. La propaganda, come indicano fonti inglesi, si rivolge soprattutto ad anestesisti, chirurgi e ginecologhe. Queste ultime richiestissime perché ci sono molte ragazze siriane violentate che hanno bisogno di cure o che vogliono abortire. Anche i fisioterapisti sono particolarmente corteggiati» per aiutare le persone che hanno subito amputazioni. Gli operatori sanitari, con la promessa anche di una retribuzione, partono per la Siria «soprattutto da Francia, Inghilterra e Belgio. Paesi da cui ho avuto informazioni di diverse partenze già avvenute». Dall'Italia, in tutto questo, il flusso di sanitari verso la Siria avverrebbe, però, su un doppio binario. Secondo Foad per quanto riguarda il nostro Paese «c'è un sospetto, quasi una certezza, che molti studenti di medicina tunisini, approdati sulle coste italiane e oggi irreperibili dalle famiglie, siano partiti per la Siria. Mi ha fatto una certa impressione sapere che anche dalla Palestina sono partiti molti studenti di medicina, almeno una cinquantina. Si tratta di un fenomeno da non sottovalutare - ha aggiunto - E' necessario rafforzare la cooperazione internazionale, facendo crescere la buona sanità, come stiamo cercando di fare coinvolgendo i diversi attori in campo, per togliere terreno alla propaganda dell'Is». Fonti de Il Tempo, però, specificano che i medici e gli infermieri che si sono mossi dal nostro paese sono in prevalenza immigrati di seconda generazione, quindi nati e cresciuti in Italia, dove hanno conseguito anche le lauree specialistiche necessarie. Poi, però, il richiamo del Califfato ha avuto la meglio e hanno deciso di andare in Siria. Le stesse fonti, poi, indicano che dalla Gran Bretagna sono andati in Siria 21 persone, 15 infermieri e il resto medici specializzati, 16 dalla Germania (di cui 3 medici e 13 infermieri) e 17 dalla Francia. Altri operatori sanitari sarebbero arrivati nel Califfato da Svezia, Danimarca e Norvegia.
Dodici medici italiani arruolati dall’Isis
I professionisti hanno già risposto alla chiamata alle armi del Califfato. Dieci sono immigrati di seconda generazione e due nostri connazionali
