Con l'intervento dell'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, è ripreso il processo davanti alla quinta sezione penale della corte di Cassazione per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese assassinata a Perugia la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Condannato a 25 anni di reclusione nell'appello bis di Firenze, Sollecito, che ieri ha compiuto 31 anni, non sarà presente in aula al momento del verdetto. Nell'udienza di due giorni fa il sostituto procuratore generale Mario Pinelli si era pronunciato per la conferma della condanna dell'informatico pugliese e di quella della sua ex fidanzata, l'americana Amanda Knox (28 anni e mezzo di carcere), salvo uno sconto di appena tre mesi per entrambi perchè il reato di porto d'arma (il coltello con cui è stata uccisa Meredith) è prescritto. I difensori della Knox, invece, avevano concluso l'intervento sollecitando l'annullamento della condanna. "Affronterò due temi che considero rilevanti: l'assenza del dna di Sollecito nel gancetto del reggiseno della vittima e il fatto che per dieci giorni è stato il fidanzato di Amanda", ha premesso la Bongiorno che ai cronisti, all'ingresso del Palazzaccio, aveva detto di "non aver apprezzato nulla" di quello che aveva detto il sostituto pg: "Ne ho apprezzato lo stile ma non i contenuti dell'intervento". Bongiorno: "Contro Sollecito errori e sviste". "Travisamenti probatori", "sviste", "contraddizioni". Raffaele Sollecito è stato coinvolto nell'omicidio di Meredith Kercher in virtù di "una cascata tragica di errori" che hanno viziato la sentenza dell'appello-bis conclusasi con la condanna a 25 anni di reclusione. L'avvocato Giulia Bongiorno ha impiegato meno di due ore per spiegare che il suo assistito è estraneo all'assassinio della studentessa inglese. "Nella stanza del delitto c'e' solo materiale probatorio, tipo tracce e impronte, riconducibile a Rudy Guede (l'ivoriano condannato definitivamente a 16 anni di carcere, ndr). E molte altre tracce, che portano ad altri soggetti, non sono mai state prese in considerazione come una macchia spermatica trovata su un cuscino e mai esaminata - ha evidenziato la Bongiorno -. In questo processo senza certezze l'unica certezza è che il coltello da cucina preso da cassetto e poi li' riposto non è la vera arma del delitto". La penalista, a proposito della traccia di dna attribuita all'imputato sullo stesso coltello e sul gancetto del reggiseno della vittima, ha parlato di "approccio fuorviante e anacronistico con la prova genetica perché non sono stati osservati appieno i protocolli internazionali. Deve essere cestinata quella prova genetica se per la scienza non e' certa. O è o non è. Il forse nella scienza non esiste. E contro Sollecito c'è un mezzo dna che è una trappola, non una traccia". Per la penalista, poi, il gancetto risulta toccato da 14 soggetti differenti ma "grazie al metodo sospettocentrico si e' voluto cercare proprio il dna di Sollecito che in quel momento era in carcere".
Processo Meredith, oggi decide la Cassazione
Sollecito non sarà in aula per il verdetto. L'avvocato Bongiorno: "E' come Forrest Gump: è un puro coinvolto in cose enormi"
