Meraviglia che Matteo Renzi abbia chiesto e ottenuto lo stralcio dal decreto legge sull’antiterrorismo di quella parte che riguarda la possibilità da parte della polizia di accedere in remoto nei personal computer. È noto che il reclutamento dei potenziali terroristi jihadisti avviene soprattutto attraverso la rete e non più attraverso le grandi moschee. La recente inchiesta giudiziaria Balkan Connection, che nell’ambito del contrasto dell’Isis ha portato all’arresto di due albanesi e di un italiano, comprendeva approcci tramite internet. Non è certo una novità: ormai è lunga la lista dei cyber-jihadisti che in Europa sono stati attivati e educati on line. Il passaggio dalla tastiera all’azione è breve e ciò comporta rischi notevoli per la sicurezza: la formazione di un gran numero di cellule terroristiche dormienti, normalmente si tratta di giovani musulmani di seconda generazione che non si sono integrati. Questi giovani autoctoni, potenzialmente sono tanti, cercano rifugio nella rete dove possono incontrare chi approfitta delle loro debolezze per istradarli e educarli al terrorismo. L’utilizzo della rete consente una naturale compartimentazione delle cellule che conoscono solamente un indirizzo internet il quale si trova in territorio sicuro. Importanti studi hanno spiegato come i social network vengano utilizzati sia per reclutare e catechizzare (anche i Foreign Fighters) sia per far propaganda diffondendo immagini e messaggi di sicuro effetto. Nell’ambito di una guerra asimmetrica come quella che stanno combattendo le forze dell’Isis, la diffusione mezzo rete bilancia in parte le forze tradizionali in campo. È chiaro che la duplice funzione di proselitismo finalizzato all’arruolamento e di attività di propaganda rendono la rete un mezzo indispensabile per i terroristi. Ci auguriamo che Matteo Renzi abbia letto quanto recentemente pubblicato dalla Presidenza del Consiglio nel rapporto annuale «Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza». Dove, tra l’altro, la parte dedicata alla cyber-jihad evidenzia come il cyber spazio sia «lo strumento ideale per lo svolgimento di attività con finalità di terrorismo». Siamo certi che vi sarà chi, con fare scandalizzato e provocatorio, proverà a far passare un eventuale futuro provvedimento di libero accesso alla rete da parte delle forze di polizia come una sorte di "Grande Fratello". Il Governo dovrà imporsi pensando alla sicurezza nazionale. Il Governo per cercare di arginare e prevedere eventuali attacchi terroristici deve rinforzare l’apparato d’intelligence nazionale anche attraverso un impianto normativo adeguato.
La cyber-jihad si combatte in Rete
Meraviglia che Matteo Renzi abbia chiesto e ottenuto lo stralcio dal decreto legge sull’antiterrorismo di quella parte che riguarda la possibilità da parte della polizia di accedere in remoto nei...
