Il processo ai cosiddetti "trafficanti" dei virus dell'aviaria e della blue-tongue rischia di essere trasferito a Verona. Un business dalle uova d'oro che per 10 anni ha messo a rischio la salute pubblica e provocato l'abbattimento di milioni di polli, tacchini e pecore. Sono 41 le persone accusate (naturalmente a vario titolo) di tentata epidemia, ricettazione, corruzione, concussione, abuso d'ufficio. Si tratta di dipendenti del Ministero della Salute, dirigenti degli Istituti zooprofilattici di Padova e Teramo e manager di aziende farmaceutiche. Nell'udienza preliminare di ieri, le parti, dopo essersi costituite, hanno sollevato l'eccezione di incompetenza territoriale di Roma, considerando che l'ultimo dei decessi riconducibili all'epidemia è avvenuto nel veronese. Il giudice si è riservato, aggiornando l'udienza al 21 aprile. Se alla fine deciderà di accogliere l'eccezione della difesa, gli atti verranno mandati alla procura di Verona, altrimenti il pubblico ministero concluderà con le sue richieste. Tra gli indagati che rischiano di finire a processo spicca Ilaria Capua, che è a responsabile del Centro nazionale per l'influenza aviaria, eletta nel 2013 alla Camera in quota Scelta Civica. Proprio la Capua si definisce in prima persona durante una telefonata del 23 giugno 2006, «la mente commerciale della company». Altri dipendenti Romano Marabelli, a capo del dipartimento Alimenti e Sanità veterinaria, insieme a Vincenzo Caporale, direttore dell'Izs dell'Abruzzo, sono invece accusati di aver «cagionato la diffusione della blue-tongue, per siero conversione da virus vaccinale».
Aviaria e blue-tongue, il processo forse a Verona
Un business dalle uova d'oro che per 10 anni ha messo a rischio la salute pubblica e provocato l'abbattimento di milioni di polli, tacchini e pecore
