Una cena di «raccolta fondi» per l’ex ministro Maurizio Lupi, alla quale furono invitati il fondatore e l’advisor della Tecnis spa, finita in un’inchiesta sul clan catanese Santapaola. Una società che in Ati con la Cogip spa, anch’essa coinvolta nella stessa indagine della Dda di Catania, si aggiudica un appalto da 37 milioni e 600mila euro indetto da Rfi e Italferr per il «raddoppio ferroviario Spoleto-Campello». Gli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze continuano a restituire retroscena di quel «sistema» disegnato dal Ros, al comando del generale Mario Parente. E questa volta in ballo non c’è solo la rete di imprese che gravitavano attorno alle figure del superburocrate Ercole Incalza e degli imprenditori Francesco Cavallo e Stefano Perotti. C’è anche una società che avrebbe collegamenti con Cosa Nostra. Ma andiamo con ordine, partendo dall’organizzazione della cena. Un incontro per discutere «del futuro dell’Italia», assicura Perotti nelle intercettazioni. È il 19 marzo 2014. C’è Lupi, ma anche la governatrice del Friuli Venezia Giulia e responsabile del Partito democratico alle infrastrutture, Debora Serracchiani. Poi c’è Lorenzo Malagola, del gabinetto del ministro dell’Interno Angelino Alfano, Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Enza Bruna Bossio, deputata del Pd, Luciano De Crecchio, direttore generale di Astaldi spa (che cura i lavori per la Metro C a Roma), Antonio Liguori, vicepresidente di Ansaldo Sts spa. La lista è lunga, e continua con Mimmo Costanzo, fondatore della Tecnis spa, un’azienda già emersa nell’inchiesta, in quanto rientrante nel gruppo imprenditoriale Cogip Infrastrutture spa-Pavesi spa, che si aggiudica l’appalto da 38 milioni di euro con Rfi e Italferr. In particolare, il gruppo imprenditoriale fa capo ai fratelli Concetto e Orazio Bosco Lo Giudice di Catania, in stretti rapporti con il geologo Walter Bellomo, tecnico del ministero ed ex esponente del Pd siciliano arrestato nell’inchiesta fiorentina sugli appalti Tav del 2013. Secondo gli atti dell’Antimafia di Catania, la Tecnis e la Cogip sarebbero coinvolte in affari riconducibili a Cosa Nostra. In particolare, ai lavori di «sistemazione e adeguamento della piattaforma stradale» dal chilometro 18 al 24 sulla «statale 118 Corleonese-Agrigentina». Stando al collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi, «una delle questioni di comune interesse per le quali erano stati presi dei contatti tra i Lo Piccolo e gli esponenti mafiosi catanesi, riguardava una messa a posto (...) da svolgere in quel territorio (Corleone, ndr)». «Gli accertamenti effettuati, consentivano di appurare che, effettivamente, l'associazione temporanea di imprese formata da Tecnis, Cogip e Sigenco era all'epoca impegnata, lungo la S.S. n. 118 "Corleonese -Agrigentina", nei lavori di sistemazione ed adeguamento della piattaforma stradale al tipo C.2 tra il Km. 18+700 ed il Km. 24+650».
Una ditta collegata alla mafia alla cena di raccolta fondi per Lupi
RETTIFICA "Costanzo e Bosco non hanno partecipato alla cena per Lupi"
