Amanda Knox ha ventisette anni, vive a Seattle dove lavora in una libreria e come giornalista freelance per il «West Seattle Herald». A breve sposerà il fidanzato Colin Sutherland, ex compagno di scuola e rocker dalle fortune alterne. L'americana ha cambiato look: capelli corti e occhiali che le danno una timida impronta intellettuale. Difficile credere che tornerà mai in Italia, impossibile sperare nella sua presenza al processo di Cassazione che si terrà domani. Di più: "The Guardian" ipotizza che Amanda Knox possa essere incinta. Se così fosse gli Stati Uniti potrebbero ritardarne l'estradizione. Imputato insieme a lei l’ex fidanzato Raffaele Sollecito, che ha preannunciato la sua presenza in aula. Entrambi condannati il 30 gennaio 2014 dalla Corte di Assise di Appello di Firenze per l'assassinio della studentessa inglese Meredith Kercher (ventotto anni e sei mesi inflitti a lei, venticinque a lui), sperano nell'ennesimo colpo di scena che li assolva dall'accusa di omicidio. Erano stati giudicati colpevoli in Primo Grado il 5 dicembre 2009, poi assolti il 3 ottobre 2011 in Appello e di nuovo condannati, nel corso di un controverso slalom giudiziario. Il caso giudiziario ruota intorno alla morte di Meredith «Mez» Kercher, anni 22, studentessa universitaria di Croydon, Inghilterra. Arriva a Perugia nel mese di settembre del 2007 grazie al progetto «Erasmus», va a vivere con tre studentesse in via della Pergola, all'interno di uno di quei casali che sembrano parte della scenografia di un presepe. Le altre coinquiline sono due italiane e Amanda Knox, venti anni, statunitense dagli occhi magnetici che sembrano poter spezzare il cemento. Carina, anzi bella. Pare che con Meredith non vada d'accordo: c'è chi sostiene litighino ogni giorno, per sciocchezze. La sera del primo novembre, intorno alle 22, qualcuno avvisa la polizia: nella casa di una donna in via Sperandio, a Perugia, c'è una bomba. Tutto quello che la proprietaria di casa troverà il giorno dopo sono due cellulari. Appartengono a Meredith. Quando verso mezzogiorno la polizia arriva davanti alla casa di «Mez», trovano l'americana ed il suo fidanzato pugliese, Raffaele Sollecito, 23 anni, davanti alla porta del casale. Dicono di aver appena avvertito le forze dell'ordine: la porta di casa è aperta, la finestra ha un vetro rotto. Nell'appartamento, verrà trovata morta, sul pavimento della propria camera da letto, uccisa da un colpo di coltello alla gola, Meredith Kercher, il cui corpo è stato goffamente coperto da un piumone. Le indagini appurano che ad uccidere Meredith non possono essere state le coinquiline italiane, che non c'erano, quella sera in casa. La ragazza è morta fra le 21 e 30 e le ventidue e trenta: forse è stata violentata, di sicuro ha avuto un rapporto sessuale. Gli accertamenti portano a quelli che saranno i cardini dell'Accusa. Su un coltello trovato in casa di Sollecito, viene rinvenuto il dna misto di Meredith e Amanda. Sul gancetto del reggiseno, dna di Sollecito. Nel bagno, dna sempre di Amanda e di Meredith. Insomma, non è vero che i fidanzatini quella sera fossero a dormire nella casa di lui. In quella stanza della morte dovevano esserci stati e anzi, dovevano aver avuto un ruolo attivo nell'omicidio. Appare come evocata anche una terza persona, dopo che cadono le accuse infondate di Amanda Knox nei confronti del gestore di un bar, Patrick Lumumba. La terza persona si chiama Rudy Guede, ha ventun anni, è ivoriano ed ha lasciato la sua impronta della mano sporca di sangue sul cuscino trovato sotto al corpo di Meredith. Guede esce subito di scena: sceglie il rito abbreviato, sedici anni di reclusione per omicidio e violenza sessuale. Ma non scioglie il «giallo». Chi era con lui quella sera? E perchè Meredith è morta? Si ipotizza un gioco erotico a quattro, ma la Corte di Assise di Appello di Firenze motiverà così quel delitto: «Rudy conosceva Amanda ed andò con lei e con Raffaele in casa, dov'era appena tornata Meredith. Non fu un gioco erotico a far morire Meredith ma solo una "punizione" gestita da Amanda e svolta nei fatti con la collaborazione di Guede e Sollecito: voleva insomma umiliare, in un impeto di perversione culminato con l'omicidio, la coinquilina tanto odiata. Amanda Knox, come si dice gergalmente, deve avere "santi in paradiso" se persino l'allora Segretario di Stato Americano Hillary Clinton, subito dopo la condanna in primo grado il cinque gennaio 2009, si esprime sul caso dichiarandosi diponibile ad ascoltare "chiunque" voglia protestare contro la condanna. I media americani azzardano paragoni con le streghe di Salem. In Italia, invece, gran parte dell'opinione pubblica vede in Amanda Knox solo una copia sbiadita di Chaterine Tramell, la diabolica assassina dalla doppia personalità interpretata da Sharon Stone.
Knox, più lontana l’estradizione
In Cassazione il caso Meredith. Amanda potrebbe essere incinta
