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Il mistero della signora col cagnolino

La scomparsa Vincenza Paparozzi, 84 anni, era uscita per una passeggiata. Il volpino «Gigiotto» rispuntò dopo tre giorni, sporco di fango e senza collare

«Gigiotto», un volpino biondo, è tornato nel cortile di casa tre giorni dopo essere uscito con la sua padrona per una passeggiata che doveva durare pochi minuti. Era bagnato fradicio e sporco di fango, stremato. E senza collare. Non era con lui Vincenza Paparozzi, ottantaquattro anni, un'anziana vedova ancora agile e lucidissima, che era stata bella da togliere il fiato, in gioventù. Una donna complessa, una vita routinaria a cui sfuggiva leggendo storie di misteri e di omicidi, adorando i film tratti dai libri di Agatha Christie, studiando le carte astrali, leggendo i tarocchi a qualche conoscente. Diceva: «Non sono una romantica» con piglio deciso, ma di fatto viveva per gli animali come una sentimentale donna d'altri tempi. Sei gatti in casa, oltre a «Gigiotto», il suo volpino. Quando scendeva nel cortile del palazzo in cui abitava in affitto, in via Spaventola 5 a Formia, piccola località sul mare in provincia di Latina, portava cibo a qualunque randagio incontrasse. Era intelligentissima. Colta. Sola. Sebbene la sua famiglia, i fratelli ed i nipoti, le fossero molto vicini. La sua vitalità aveva incontrato una barriera in quei fatti che stravolgono l'esistenza: la perdita del marito, l'acume accentuato che spesso contiene capacità psicologiche autolesive. Avrebbe voluto tornare alla gioventù che era stata piena di bellezza e di viaggi e quell'amore che le mancava lo riversava su ogni animale incontrasse. Suo marito, da cui non aveva avuto figli, era stato un cardiochirurgo: morì in un incidente stradale nel 1978. Aveva condiviso la casa, ma solo in amicizia, fino al 1994, con un vedovo, Oliviero. Si erano fatti compagnia, perchè vivere soli non è sempre sinonimo di felicità. I vicini di casa la ricordano come discreta, abitudinaria, una donna che non viveva una vita molto movimentata e che aveva qualche amicizia, ma niente di particolarmente intimo. Sui rapporti con gli abitanti del palazzo aggiungono: «Certo, c'erano stati problemi condominiali per via dell'odore che arrivava dai suoi balconi a causa della presenza dei gatti, ma niente di drammatico» dicono ancora oggi gli altri inquilini, che la ricordano bene. E aggiungono: «Erano stati screzi di poco conto, tuttavia. Lei era una donna che non aveva nemici». O almeno così dicono.     UN MISTERIOSO DICEMBRE L'otto dicembre 2006 è una giornata piovosa, il cielo è un quadro di nuvole grigie. Vincenza, «Zina» per la famiglia, esce di casa alle dieci, va al mercato, poi si dirige verso un supermarket dove parla con una commessa, piacevolmente. È lucida, serena, tiene al guinzaglio il fedele «Gigiotto». Percorre a piedi sei chilometri, poi torna indietro verso casa, altri sei chilometri. Niente di particolarmente bizzarro. Lei ama passeggiare. Non è chiaro se salga nel suo appartamento per svuotare le buste della spesa. Alle quattordici viene vista comunque incamminarsi verso Maranola, alle diciassette l'ultimo avvistamento, ad un incrocio della zona collinare di Castellonorato, da parte di un conoscente, un imprenditore molto noto. Vincenza ha fatto a piedi quindici chilometri. Da quel momento nessuno la vedrà più. Il commissariato di polizia apre una indagine, le unità cinofile solo arrivanno sette giorni dopo. L'area di Castellonorato, zona di campagne, di erba, di rovi e di cunette, viene controllata. Ma controllata in maniera adeguata?   IL CAGNOLINO LA CERCA Non proprio impresa facile trovare un cadavere, ma il luogo è tutto sommato un fazzoletto di terra. E un corpo sarebbe dovuto saltare fuori. «E l'incredibile - racconta l'adorato nipote di Zina, Eugenio - è successo tre giorni dopo. Gigiotto è tornato a casa, ci hanno avvisati alcuni condomini del palazzo in cui viveva con mia zia. Era mattina, la mattina dell'undici dicembre. Me lo ricordo come se fosse ora. Ho detto al cane: portami da lei e lui mi ha condotto fino a quell’incrocio fatale di Castellonorato, facendosi con me a piedi quindici chilometri. È quella la zona in cui a mia zia è successo qualcosa, di qualunque cosa si sia trattato». «Zina» andava cercata lì. Forse, nell'ipotesi di un malore o di un investimento, il suo corpo si trova ancora in quell'angolo del sud pontino. Anche se un dubbio resta: se lei avesse appunto avuto un mancamento o fosse stata investita da un'auto pirata ciò sarebbe successo a ridosso della strada che costeggia la campagna. Dunque, il suo ritrovamento sarebbe dovuto avvenire senza difficoltà. Cosa le è successo veramente? La sua scomparsa è stata archiviata al termine di ricerche infruttuose.   STOP ALLE INDAGINI Un'archiviazione annunciata. Anche se i termini dell'indagine che ha avuto come protagonista la «signora col cagnolino» non sono noti. A tutt'oggi non è dato sapere che fine abbia fatto Vincenza Paparozzi. Il cagnolino, senza la sua padrona, è stato preso in casa dal fratello di Zina. Dopo un anno, però, è morto. Vincenza Paparozzi è dunque finita inspiegabilmente in uno di quei misteri che adorava. Questa volta come vittima. Ma quale è stata la sua sorte? È possibile che dopo nove anni il suo corpo, qualunque sia stata la causa del decesso (a questo punto più che ipotizzabile) non sia stato trovato? L'interrogativo più spinoso riguarda però le ipotesi sulla sua scomparsa. Perché non è possibile scartare qualsiasi pista, come in tutti i casi di sparizione. C'è qualcuno che nutriva risentimenti verso questa donna con grande carattere e personalità vivace? La verità probabilmente l'ha saputa solo «Gigiotto» che a modo suo, ha provato ad aiutare i parenti di «Zina» a ritrovarla. Senza riuscirci. Una riapertura delle indagini, se non altro per effettuare nuove e più approfondite ricerche nella zona di Castellonorato, dove il cane ha condotto il nipote della scomparsa e dove lei è stata avvistata per l'ultima volta, sarebbe auspicabile.

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