Mentre la proposta di dotare i caschi delle forze dell’ordine di codici identificativi sembra ritornare – al momento – nella ghiacciaia, il Sindacato Autonomo di Polizia incassa una vittoria senza pari. Migliaia di agenti del reparto mobile ed iscritti al Sap si preparano a ricevere le spy pen che registreranno ogni attimo del loro lavoro, così da ricostruire obiettivamente la dinamica di incidenti, ad esempio durante le manifestazioni, ed evitare accuse infamanti o, al contrario, abusi. Le telecamere, che saranno acquistate ad un prezzo di favore, saranno distribuite già entro l’anno: «Giusto i tempi tecnici del bando – assicura Gianni Tonelli, segretario generale Sap -, e comunque prima che venga nuovamente riproposta la follia degli alfanumerici». Sì, perché l’idea recentemente discussa in commissione dopo esser stata avanzata una prima volta l’anno scorso dal M5S, non è stata ritirata. È lì che aspetta l’ok definitivo per diventare realtà, nonostante i pareri contrari espressi dai rappresentanti della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e riportati in tre diverse interviste su Il Tempo. «Ma insomma – aggiunge Tonelli -, le telecamere certificano ogni nostro respiro: perché mai tanta opposizione alla loro sperimentazione oggi superata e diventata realtà? Chi non approva le riprese ha la coscienza sporca, di certo non è per la verità. Forse perché i filmati una volta acquisiti sono inconfutabili e non perdonano le malfatte dei vandali o degli antagonisti? Noi, nonostante altri sindacati ci abbiano boicottato per questioni di privacy, andiamo avanti e chiediamo di essere ripresi dall’imparziale occhio elettronico, certi del nostro operato. Chi è contrario, evidentemente, è in mala fede». Le spy pen, piccolissime telecamere nascoste in involucri del tutto simili a delle biro, saranno posizionate dagli agenti in ordine pubblico – al momento, per mancanza di risorse, solo quelli iscritti al Sap – nel taschino della divisa e verranno spente solo a servizio ultimato. Facile, quindi, immaginare il ribaltamento della scena in caso di denunce di abusi, pestaggi o soprusi di ogni genere subiti da un cittadino, un manifestante o chiunque altro da parte di un agente. Dall’analisi dei filmati sarà emesso un giudizio al di sopra di ogni ideale e scevro da ogni pregiudizio: di questo almeno ne sono certi i promotori dell’iniziativa. «Se non fossimo tanto sicuri della bontà di questa proposta, in linea tra l’altro con i progressi della tecnologia, non avremmo avviato una battaglia in solitudine già due anni fa – aggiungono dal Sindacato -. Quando mostrammo per la prima volta a Bologna l’idea di riprendere le scene dei disordini, documentando in modo trasparente i nostri passi, la gente quasi ci prese per matti. Noi poliziotti chiedevamo di esser ripresi durante il lavoro! Hanno capito il nostro bisogno di non essere infamati dal solito partito dell'anti-polizia, di non sentirci il bersaglio di pregiudizi e di personaggi faziosi e in tanti, semplici cittadini e grandi aziende come la Ducati Bologna, ci offrirono contributi in denaro per sostenere la nostra proposta. Oggi ce l’abbiamo fatta e ci prepariamo ad avviare la sperimentazione anche sulle volanti, impiegate nel controllo del territorio. Voglio vedere in faccia chi, tra i rappresentanti delle istituzioni, avrà il coraggio di opporsi. Esca pure allo scoperto chi non vuole la trasparenza».
Via alle «spy pen» per i poliziotti E ora tremano gli antagonisti
Silvia Mancinelli Mentre la proposta di dotare i caschi delle forze dell’ordine di codici identificativi sembra ritornare – al momento – nella ghiacciaia, il Sindacato Autonomo di Polizia incassa...
