M anifestazioni, tumulti, arresti, poliziotti feriti. Da Francoforte a Roma, da Parigi alla Spagna l'Europa vive oggi, anche a causa del disagio sociale, fortissimi fermenti che vengono abilmente cavalcati dai professionisti del disordine pubblico, da soggetti che poco o nulla hanno a che fare con i problemi veri dei cittadini. Le immagini di Francoforte, con la città blindata e migliaia di manifestanti scatenati contro le forze di polizia, non possono non farmi venire in mente alcuni paragoni con situazioni analoghe che viviamo in Italia. Soprattutto per quel che riguarda il pregiudizio ideologico, diciamo pure la deformazione mentale che caratterizza una certa pseudo cultura che da sempre mal sopporta chi veste una divisa, chi serve lo Stato, considerandoci nella migliore delle ipotesi dei minus habens e nella peggiore dei torturatori e dei violenti della peggior specie. Una pseudo cultura che alimenta il partito dell'anti-polizia e di coloro che odiano le divise, che trova autorevoli esponenti anche tra le Istituzioni, nel mondo della politica e tra i media, gente sempre pronta al tiro al bersaglio contro i poliziotti e i carabinieri che "sbagliano", salvo poi far finta di niente o non chiedere neppure scusa quando si scopre il "tarocco" di turno. Basti pensare a quel che è successo al mio sindacato a Rimini lo scorso anno, con la vergognosa e strumentalizzata vicenda degli "applausi" che ci ha costretto a scendere in piazza a Montecitorio con un video proiettato su di un display di 4 metri per 3 che ha smascherato la "taroccatura" di alcuni Tg nazionali: in Germania sarebbe successo o si sarebbe posto un legittimo dubbio sulla vicenda, prima di mettere sulla graticola dei poliziotti? Basti pensare all'attacco che da mesi si va consumando in Parlamento contro le Forze dell'Ordine col tentativo di introdurre un reato di tortura che in realtà è solo un modo per penalizzare gli operatori attraverso il richiamo alla condotta di chi cagiona "acute sofferenze psichiche". Condotta che esporrebbe chiunque porta una divisa al ricatto del fermato o dell'arrestato di turno. Senza contare la questione dei numeri identificativi, un vero e proprio feticcio ideologico - alla stessa stregua dell'articolo 18 - col quale si vorrebbero mettere alle berlina le forze dell'ordine con la scusa della "trasparenza". C'è un solo modo per garantire trasparenza: dotare tutti gli agenti di telecamere, perché noi vogliamo essere cristallini coi nostri comportamenti, ma vogliamo soprattutto che siano certificati e "cristallizzati" gli atteggiamenti illegittimi e illegali di chi trasforma le manifestazioni in un parco gioco per violenti. Quando si parla di introdurre nel nostro ordinamento nuove norme e nuove figure di reato spesso si ignora che l'Italia è tra i primi paesi al mondo per numero di leggi, spesso inapplicabili e contraddittorie. Soprattutto, manca una reale volontà di sistema per essere davvero dalla parte della legalità e di chi quel principio di legalità è chiamato a farlo rispettare, come i servitori dello Stato. Servitori ch
Lezione dall’educazione tedesca: chi sbaglia paga
di Gianni Tonelli *Manifestazioni, tumulti, arresti, poliziotti feriti. Da Francoforte a Roma, da Parigi alla Spagna l'Europa vive oggi, anche a causa del disagio sociale, fortissimi fermenti che...
