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E il genetista scoprì nel suo dna l’«allergia» al matrimonio

Cosa si prova ad avere davanti agli occhi tutti i dettagli del proprio genoma? «Volevo capire cosa sperimentavano i miei pazienti, così il primo Dna che ho sequenziato è stato il mio. E proprio...

Cosa si prova ad avere davanti agli occhi tutti i dettagli del proprio genoma? «Volevo capire cosa sperimentavano i miei pazienti, così il primo Dna che ho sequenziato è stato il mio. E proprio grazie ha questo esame ho scoperto di essere portatore del "gene dell'insoddisfazione matrimoniale"». A raccontarlo, con un sorriso, è Massimo Delledonne, direttore scientifico di Personal Genomics e direttore del Centro di genomica funzionale dell'ateneo di Verona, in cui è incubato lo spin-off che qualche giorno fa ha presentato un test del Dna accessibile anche ai cittadini. Un esame che fornisce - in meno di 60 giorni - l'intero contenuto del proprio genoma, da «leggere» in un report scaricabile sul proprio iPad o su un sito web protetto. Il nuovo servizio, a disposizione di tutti dietro prescrizione del medico, costa dai 3 mila ai 5.500 euro. Basta un semplice prelievo di sangue per «conoscere il rischio di sviluppare una patologia che abbia una componente genetica, e quindi considerare appropriate misure di prevenzione, proteggere i futuri figli dal rischio di malattie genetiche, o prevedere la propria risposta ai farmaci». «Nel mio caso ho trovato una mutazione sul trasportatore della serotonina», l'ormone del buonumore. «Questo ha portato al livelli alterati del neurotrasmettitore, che provoca scontentezza, malumori, insomma una condizione che qualcuno chiama insoddisfazione matrimoniale», scherza il ricercatore. «Sono un genetista, ma capisco bene che avere a disposizione la mappa del propri geni ha importanti risvolti etici e psicologici. Io stesso, intorno ad alcuni geni, come quello che se è mutato indica una predisposizione all'Alzheimer, ho girato attorno a lungo: ho aspettato sei mesi prima di vedere i risultati». Sapere o non sapere può fare la differenza. Ma è importante anche che tra l'esito del test e il paziente ci sia una figura professionale, quella del medico che richiede l'esame, dice Delledonne.

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