Attualità

"È un sogno degli integralisti. I musulmani in tv ci sono già"

Parla il presidente delle donne marocchine in Italia Suad Sbai

«Siamo davvero destinati a vederne e sentirne sempre di peggio. Prima di ogni cosa, intendo lanciare un avviso ai naviganti: sappiate che da oggi in poi se decideste di inviare il vostro curriculum alla tv pubblica potrebbe servire anche la specifica del vostro credo religioso. Magari corredata da specifico certificato, che ha costi piuttosto modici rispetto all’utilità». Souad Sbai, ex parlamentare italiana e presidente dell'Associazione donne marocchine in Italia, risponde al presidente dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia, Izzeddin Elzir: «Paghiamo il canone ma non siamo rappresentati. Sarebbe bello avere una Lilly Gruber musulmana».   Cosa pensa delle dichiarazioni del presidente Ucoii? «Sulle parole di Elzir, che parla a titolo evidentemente personale e della sua associazione non rappresentativa dell’Islam in Italia, non ho alcun interesse ad approfondire».   Non le trova interessanti? «Al contrario, ma vorrei soffermarmi sulla gravità estrema delle dichiarazioni del senatore Verducci che parla, pur da un osservatorio privilegiato come la Commissione vigilanza Rai, senza conoscere l’oggetto ma solo accodandosi a ciò che pare più in linea con una triste quanto stantia retorica buonista».   Si riferisce alla dichiarazione secondo cui la tv pubblica «ignora il contributo degli immigrati»? «Certo. In primo luogo, la Costituzione italiana, che il Pd spesso tira fuori dal mazzo a proprio uso e consumo, spiega che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge: come si concilia questo con il fatto di assumere giornalisti specificamente di fede islamica? E con il fatto che si parla della tv pubblica? Al colloquio verrebbe chiesto di specificare il proprio credo e, in caso contrario, si verrebbe scartati? Oppure c’è qualcuno, in virtù di manovre che non conosciamo ma intuiamo, già pronto a fornire nomi e cognomi? In secondo luogo, perché il senatore Verducci si ricorda del contributo degli immigrati solo quando si parla di musulmani? Gli immigrati, secondo la visione sua e del suo partito, si dividono per nazionalità o per credo religioso? Si è prima cittadini e poi credenti, oppure è il contrario e siamo noi ad aver capito male? Se così fosse allora io credo sia giusto chiedere giornalisti e trasmissioni ad hoc per ogni distinta nazionalità, non si vorrà mica correre il rischio di discriminare qualcuno? E poi mi permetto di far notare al solerte senatore che in Rai esistono già dei giornalisti di fede islamica, come di tante altre fedi: forse lui non lo sa perché nel mondo reale, che molti del suo partito faticano ad accettare, conta ciò che si sa fare e non in cosa si crede».   Che pensa della richiesta della comunità islamica, a detta del presidente Ucoii, di un programma per l'Islam fatto da musulmani in Rai? «Intanto di quale comunità si parla? Nessuno è stato eletto. Se chiedono questo vuol dire che non vedono la tv italiana, in particolare la Rai, che ha programmi sull’Islam e tutte le religioni».   E sulla questione della giornalista velata in Rai? «È il loro sogno: il piacere degli integralisti. Me la aspettavo questa richiesta, perché loro avanzano, anche se si tratta di una piccola minoranza».

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