Rapine in villa finite nel sangue, stupri mortali alla fermata del treno e aggressioni ingiustificate. La storia criminale che lega gli omicidi riconducibili agli stranieri ai danni di cittadini italiani è lunga e tortuosa. A volte si tratta di bravate finite nel sangue, altre volte invece di veri e propri raptus finiti con il morto a terra. «L’ho colpito con il ferro che uso per chiudere la porta, volevo solo stare in pace, mi aveva svegliato una musica infernale, ero fuori di me». Così si era giustificato Joseph White Clifford, 57 anni, di nazionalità indiana che, dopo avere confessato il suo omicidio, ha raccontato ai carabinieri di Roma la sua aggressione costata la vita ad un giovane romano la cui unica colpa era quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. «L’ho colpito con il ferro che uso per chiudere la porta, volevo solo stare in pace, mi aveva svegliato una musica infernale, ero fuori di me» ha raccontato l’immigrato ai carabinieri. Joseph White Clifford, 57 anni, indiano, ha confessato il suo omicidio, raccontando ai carabinieri la notte di sangue e di morte al Gianicolo. «non credevo di averlo ucciso». Gli aveva bucato un polmone, il giovane è morto poco dopo. Tutto accadde in pochissimi istanti, secondo la versione di Clifford, lui e Carlo litigano, volano insulti e parolacce, poi la ferita mortale. L’indiano affonda il pezzo di ferro lungo circa 30 centimetri per due volte nel petto del giovane bucandogli il polmone. Francesco non si è neppure accorto della gravità di quello che è successo, dice che il fratello è risalito in macchina senza dire nulla, poi ha sentito il suo corpo scivolargli addosso. «Solo allora ho capito che Carlo era stato ferito - dice Francesco, 36 anni, ingegnere informatico - non avevo nemmeno visto il sangue». Francesco quindi chiama il fratello che non può rispondergli, corre al presidio medico del Regina Margherita, da qui Carlo viene trasportato d’urgenza al Fatebenefratelli, ma muore durante il tragitto. Poco dopo l’aggressione i carabinieri di Trastevere arrestano l’indiano. Lo trovano nella roulotte, sta dormendo, e confessa subito di avere sferrato quei colpi al petto del ragazzo, ma non si era accorto di averlo ferito a morte. Ma l’omicidio del Gianicolo è solo l’ultimo in ordine di tempo. Pochi mesi prima infatti, a Milano, un altro immigrato aveva sfogato le proprie frustrazioni su passanti inermi che si trovavano a passeggiare sotto casa. In quel caso Adam Kabobo, cittadino ghanese da tempo residente in Italia, era impazzito e la sua rabbia era finita con il costare la vita tre italiani ammazzati a colpi di piccone solo per il fatto di avere attraversato la strada accanto al giovane. Una violenza che è costata al carnefice una condanna a venti anni di reclusione. La lista dei reati commessi da cittadini immigrati è lunga e spesso si tratta di delitti efferati. Come accaduto il mese scorso quando un romeno di 27 anni, ubriaco e a bordo di una grande automobile, ha quasi ucciso due donne, a Ceprano, nel Lazio. A tutta velocità e sotto i fumi dell’alcool, il giovane ha iniziato a sbandare investendo frontalmente una donna di 47 anni e sua figlia di 6. L’uomo è poi fuggito a piedi ma i carabinieri non hanno avuto difficoltà a rintracciare il pirata della strada. Successivamente i giudici hanno deciso di concedergli la libertà vigilata con l’obbligo di firma. Un altro delitto, più cruento, risale all’ottobre del 2014, quando, a Catania, Gora Mbengue, ventisettenne originario del Senegal ha assassinato a coltellate l’ex fidanzata, «colpevole» di non voler riallacciare la relazione precedentemente terminata. A Capodanno del 2009, il tabaccaio 75enne Mario Girati viene ucciso con otto coltellate nel bar della figlia. Due tunisini sono stati condannati all’ergastolo e altri due a una pena di trent’anni. Il tabaccaio fu ucciso dopo una rapina finita male. I rapinatori si erano introdotti improvvisamente dentro il bar-tabacchi mentre l’anziano gestore stava guardando la tv dopo la chiusura. Ma si sono traditi, qualche settimana dopo l’omicidio, tentando di riscuotere alcuni dei "Gratta e Vinci" rapinati alla tabaccheria. Lo scorso gennaio, infine, un medico di 71 anni, Lucio Giacomoni, è stato ucciso a suon di calci e pugni nella sua abitazione di Mentana, in provincia di Roma. Per questo omicidio sono stati arrestati tre romeni. La banda ha confessato. Secondo gli inquirenti i tre, tutti tra i 23 e i 26 anni, due dei quali incensurati, si sarebbero introdotti nella casetta del medico per accaparrare con la forza circa 20mila euro.
Dalla follia di Kabobo al tabaccaio accoltellato: la lunga scia di omicidi commessi da immigrati
La storia criminale che lega gli omicidi riconducibili agli stranieri ai danni di cittadini italiani è lunga e tortuosa
