Non ha detto una parola. Ha preparato la borsa con qualche indumento. Poi ha seguito in silenzio i carabinieri fino a quando il portone della casa circondariale di Asti non si è chiuso alle sue spalle. A distanza di un anno dai fatti, Michele Buoninconti è stato arrestato per l’omicidio della moglie Elena Ceste. Il corpo inscheletrito e in avanzato stato di decomposizione della donna era stato scoperto lo scorso 18 ottobre. Era disteso nel fango e coperto di arbusti nel rio Mersa, un piccolo torrente non lontano dall’abitazione che il vigile del fuoco quarantaquattrenne divideva con Elena e i loro quattro figli a Costiglione d’Asti. DINAMICA DEL DELITTO Per il giudice che ha firmato l’ordinanza, ci sono pochi dubbi sulla colpevolezza di Buoninconti. È lui l’assassino e ha agito con premeditazione. Inoltre ha occultato il cavadere e cercato di depistare più volte le indagini. In base alla ricostruzione del Gip, tutto avviene la mattina del 24 gennaio 2014. «È ragionevole ipotizzare - scrive il giudice - che l’indagato abbia sorpreso la moglie nuda mentre si lavava» e l’abbia uccisa strangolandola sul letto matrimoniale (la morte è avvenuta per asfissia: esclusi annegamento, accoltellamento, armi da fuoco e suicidio), mentre i figli erano a scuola dove li aveva accompagnati lui, cosa che non faceva mai. Michele non aveva il tempo per «rivestire il cadavere, che doveva essere portato via da casa il più presto possibile». Per questo «ha recuperato frettolosamente tutti gli abiti che aveva trovato vicino alla moglie, lasciando poi» i vestiti «puliti sul sedile dell’auto e consegnando agli inquirenti quelli sporchi». Per gli investigatori, Buoniconti «fra le 8,43 e le 8,55» ha avuto «il tempo di uccidere la moglie e caricarne il cadavere in macchina» e «fra le 8.55 e le 9,01» ha avuto «il tempo di recarsi nei pressi del vicino rio Mersa e di occultare il cadavere». PREMEDITAZIONE Secondo il Gip, l’omicidio è premeditato. Il «proposito criminoso si è manifestato già» nell’autunno 2013. Nel provvedimento si parla di «minuziosa preparazione del piano», dimostrata anche «dall’oculatezza con cui è stato individuato il luogo dove abbandonare il cadavere, che l’uomo conosceva bene, dato il suo mestiere. Posto scelto «con estrema cura» per impedire «il ritrovamento» del cadavere, cosa avvenuta in effetti per «dieci lunghi mesi, decisivi per la parziale cancellazione delle prove, che è stata scongiurata soltanto per un caso fortuito (la pulizia della zona dopo ben dieci anni di totale incuria)». I MOVENTI Buoninconti, definito «personalità delinquenziale di assoluto spessore», avrebbe avuto due motivi per uccidere. Uno passionale. L’altro, economico. Come ha detto il pm, citato dal Gip, «la ragione dell’omicidio deve essere ricercata nell’esigenza di Buoninconti di affermare il suo dominio». È un marito-padrone che deve «avere tutto sotto controllo» e vuole «gestire e organizzare la vita del suo nucleo familiare secondo regole non sindacabili». In questo quadro, «la perdita di controllo della moglie, la preoccupazione che potesse emergere all’esterno un modello diverso da quello costruito e la presa di coscienza che con il suo tradimento Elena Ceste aveva messo in discusisone tale modello hanno innescato uno stato di profondo risentimento» in lui. Per tale motivo «una moglie che» aveva «relazioni extraconinugali» era «diventata ingestibile, pericolosa, dannosa e doveva per questo essere eliminata». Il secondo movente era che «si appalesava concreto il rischio di perdere, oltre alla moglie, anche la casa, costruita da lui stesso con i risparmi di una vita, ma intestata in via esclusiva» ad Elena. BUGIE E DESPISTAGGI Il Gip parla di un «castello di menzogne e vani tentativi di depistaggio», e li elenca. Buoniconti «ha offerto plurime versioni dei fatti». Ha collocato il «delirio della moglie» non mesi prima, com’era accaduto realmente, ma «la sera e la notte precedenti alla sua scomparsa» per avvalorare «l’ipotesi di un allontanamento volontario, ostacolando e ritardando così le ricerche del cadavere». Ha negato, mentendo, di aver telefonato sul cellulare della donna per trovarlo. Ha cercato di indirizzare i sospetti su altre persone. Ha fatto pressione sui figli perché non parlassero dei litigi fra i genitori, spiegando loro con una frase emblematica che «a non ascoltare il padre si fa la fine della madre...che non ha ascoltato il padre...».
«Elena uccisa dal marito Fu un delitto premeditato»
Michele Buoniconti arrestato ieri per l’omicidio
