Un piede in Europa e l’altro in Asia. Nessun Paese come la Turchia è diviso tra la libertà dei costumi occidentali e il rigore della tradizione islamica. La fatwa emessa dalla Direzione affari religiosi, organismo controllato dal governo, contro i tatuaggi e qualsiasi intervento estetico - a partire dalla depilazione, anche delle sopracciglia - segue il decreto dello scorso settembre che stabilisce il nuovo codice di abbigliamento per gli studenti. Vietati trucco, tatuaggi e piercing, ma anche i capelli tinti, le barbe e i baffi. Il viso deve essere completamente libero e gli accessori - veli, berretti, cappelli, borse e zaini - non possono recare simboli politici, immagini o scritte. IL BRACCIO DI BERK YLDIZ La crociata contro tattoo e affini del presidente Recep Erdogan - premier dal 2003 fino alle elezioni presidenziali vinte la scorsa estate - era iniziata qualche giorno prima durante l’inaugurazione del National Camp dei giovani calciatori del Galatasaray. Passando in rassegna i talenti della squadra di Istanbul il presidente si è trovato a stringere la mano di Berk Yildiz, estroso 18enne di Izmir, oggi in forza all’Elazigspor. Erdogan ha notato il braccio destro competamente tatuato del ragazzo e gli ha chiesto perché danneggiasse così il proprio corpo, coinvolgendo nella conversazione un imbarazzato Fatih Terim, ct della nazionale turca. «Non lasciarti ingannare dagli stranieri - il monito del presidente - può venirti un cancro alla pelle». Dopo il siparietto ripreso con una certa enfasi dai media turchi Yildiz ha scritto sui social network che di cancellare i tatuaggi non ci pensa proprio perché ciascuno di essi «ha un significato diverso. Ognuno ha le proprie preferenze, e io sono felice così». Ora l’autorità islamica del Paese vorrebbe che chi ha «violato il proprio corpo» con l’inchiosto facesse «rimuovere» simboli e scritte, o almeno si «pentisse». Missione ardua visto che la pelle di molti degli idoli dei giovani che rappresentano la Turchia in Eruopa e nel mondo è zeppa di tatuaggi. MITI NEL PALLONE Ad esempio i giovani turchi del calcio come Gokhan Tore, nato in Germania, stella del Besiktas e della nazionale. Oppure Semih Kaya, difensore classe ’91 del Galatasaray, altro idolo. E ancora Caner Erkin del Fenerbahçe, che si è fatto tatuare un grosso pallone sul fianco. Tre uomini simbolo delle tre squadre di Istanbul, le più titolate del Paese, capaci di calamitare la venerazione di generazioni di tifosi. Anche nel pallone però non mancano le tensioni politiche e religiose. Poche settimane fa il sito Calcioturco.com ha raccontato la storia di Deniz Naki, 25enne di origine curda con doppio passaporto, turco e tedesco. L’attaccante - anche lui, tra l’altro, copiosamente tatuato - ha lasciato il Gençlerbirligi di Ankara dopo essere stato picchiato a sangue da tre estremisti a causa dei video anti-Isis postati sul web. Mistero, invece, per il tatuaggio della stella dell’Atletico Madrid Arda Turan, musulmano osservante. Immortalato in alcune foto giovanili, il piccolo acronimo è sparito dal petto del barbuto centrocampista. INCHIOSTRO ALL’EUROVISION La cantante pop Sibel Tuzun ha rappresentato la Turchia a Eurovision 2006. Sexy e tatuata, è arrivata undicesima. Due anni prima era stata la volta di Gokhan Ozoguz, leader della band ska-punk Athena. È stato anche uno dei giudici della versione turca del talent show The Voice . Si spera che abbia avuto un buon cachet: con braccia e collo completamente disegnati, se fosse costretto a rimuovere chirurgicamente tutti i suoi tatuaggi dovrebbe spendere una fortuna.
Adesso la fatwa è contro i tatuaggi
La Direzione affari religiosi della Turchia: «Rimuoveteli o pentitevi» Nel mirino del governo Erdogan i miti dei giovani: calciatori e cantanti
